Il primo giorno di scuola visto dalla finestra di casa

La Posta della Olga
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Pur col fiato sospeso - scrive la Olga - la scuola è ripartita. La sospensione del fiato riguarderà soprattutto le prime settimane, le più cruciali. «Mai più Dad», incrociano le dita tutti, sperando che la scuola ridiventi scuola e non sia più quella roba inqualificabile che è stata negli ultimi due anni. Ieri mattina mi sono messa alla finestra a vedere butìni e butìne, buteléti e buteléte, butelòti e butelòte uscire di casa per vivere il primo giorno dopo il lungo silenzio delle campanelle. Nicholas, el neodìn della Giacinta, è stato uno dei primi. È corso in strada tra gli strilli della nonna che lo seguiva col passo che le permetteva la gamba sopéta. «Férmete, te si zà tutto sbigolà». Gli ha tirato su le braghéte sollevandolo per la cintura e lo ha portato alla fermata dell'autobus. El Fede, ch'el fa le scóle alte, è montato invece sul monopattino e l'ho visto andarsene sténco come uno di quei baccalà che el Rino botegàr teneva dritti nel vesòto nella sua bottega, neri di mosche. «Me racomàndo!» è stato il compendio - gridato dalla finestra - di tutte le istruzioni che presumibilmente la mamma aveva impartito prima all'ex butìna Alice (l'o vista nascere) ora signorinetta con le boccole e la pansa de fora. Anche lei ha inforcato il monopattino e via col vento. La mamma mi aveva detto che con la Dad era ingrassata quattro chili ma che la sua profe di italiano ne aveva messi su otto. Ora la vedo in forma, un giunco con i jeans, proprio 'na bèla fióla. I gemellini Kevin e Denis (e dàghela co' sti nomi foresti) vengono caricati di peso dalla mamma sul fuoristrada bianco. Hanno lo zainetto mimetico, in tinta col cappellino. Destinazione asilo. Uno dei due (e chi sa distinguerli?) piange, l'altro anche. «S'a gài?» chiedo urlando dalla finestra. «I vól portàrse drio el gato» mi risponde la mamma. Il primo giorno di scuola è un evento da incorniciare. Dal mio punto di osservazione metto insieme tanti quadretti. «Finalmente! - mi dice la Betty guardando in su nella mia direzione e spingendo el fioléto nell'utilitaria - Finalmente tiro el fià». C'è anche gente che manda i figli a scuola par tiràr el fià. Vedono nella scuola un'opportunità par star chièti qualche ora. È una concezione ricreativa unilaterale dell'istituzione scolastica. Se poi i fiói si applicano e fanno i bravi, tanto meglio ma non è la cosa più importante.

Silvino Gonzato

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