La posta della Olga

Il farmacista, il no vax e i paralipomeni fritti

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Cammina svelto - scrive la Olga - entra nella farmacia del dottor Blister per il tampone antigenico, quello rapido che è valido per 48 ore, e ne esce con passo ancora più svelto. Il dottor Blister, con cui ho una certa confidenza, mi dice che il frettoloso signore, aria distinta, giacca stretta e occhiali neri, è un no vax costretto al tampone per poter entrare nell'ufficio in cui lavora. «E el vièn qua ogni altro giorno?» chiedo. Mi risponde di sì e che si è fatto l'abbonamento mensile, procedura un po' inconsueta ma attuabile. «Credo che, andando avanti, non sarà l'unico abbonato» aggiunge il farmacista. Da ieri il super Grin Pass è sulla Gazzetta Ufficiale. Se non si è vaccinati o "tamponati", neologismo da pandemia, scatta la sospensione dal lavoro, niente stipendio ma conservazione del posto, clausola che vale come premio di consolazione che poco consola il premiato. Il dottor Blister si lamenta che quindici euro a tampone, costo calmierato, sono una miseria. «Con altre cifre, trenta o quaranta euro - dice - tutti correrebbero a vaccinarsi, anche il più tetragono dei no vax». Vado a casa a cercare "tetragono" sul dizionario vinto coi punti dei dadi Knorr ma non lo trovo perché, essendo un dizionario economico, non riporta i vocaboli difficili. Intuisco che si tratta di un insulto e, se mi capita, lo userò col mio Gino tutte le volte che tornerà dal bareto imbriago. A volte si usano, come nel caso del dottor Blister, parole complicate per esprimere cose semplici. Credo che molti lo facciano per stupire gli ignoranti come me. Non mi pare che sia molto democratico. Quando sento una parola che non conosco me la scrivo su un quadernetto. Una delle ultime che ho annotato è "paralipomeni". Volendo fare anch'io la cagona, un giorno che andavo al mercato del pesce, ho detto alla Elide che andavo a comprare dei paralipomeni. «Ah - mi ha detto lei - i fèto friti o ai fèri co' la polenta?». Sto divagando e mi scuso. Ma mi scappa un'altra divagazione. In Arena Sgarbi e Al Bano sono stati fischiati e insultati appena sono saliti sul palco. Sgarbi perché è Sgarbi, Al Bano perché aveva il solito capèl de pàia. Questa pandemia ci ha resi più intolleranti. C'è chi si insulta ogni volta che si vede in uno specchio.

Silvino Gonzato

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