E così riaprono i cantieri appena chiusi per finta

La Posta della Olga
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La filovia, che ultimamente sembrava essere stata convertita in autobus con le pile, rimette le tirache - scrive la Olga - anche se le porterà per sei chilometri e mezzo in meno rispetto al progetto originario. Quei tanti veronesi, la maggioranza, che avevano salutato con un sospiro di sollievo la fine della tortuosa e ormai rancida telenovela, tornano a rivivere nell'incubo. Entro la fine dell'anno l'Amt conta di riaprire i cantieri, il che vuol dire che salteranno ancora per aria le strade appena ricomposte e riasfaltate, che interi quartieri torneranno a essere sfigurati, che verranno rialzate le reti da giardino zoologico davanti alle case, che altri alberi (come se non bastassero i temporali dell'acquisito clima di Cochabamba) verranno miseramente abbattuti. Ma allora è cieco sadismo, roba da quel marchese de Sade che, per sentito dire (visto che di nobili conosco solo il conte dalle braghe ónte), godeva nel far soffrire gli altri. Ma allora la volontà della gente e le proteste degli ingabbiati valgono meno di una cicca calpestata. Ma allora a cosa serviva chiudere i cantieri a maggio per riaprirli pochi mesi dopo? Non so come reagiranno i cittadini. Non credo che esploderanno di gioia come al gol di Bonucci contro l'Inghilterra. La Elsa di via Monte Bianco mi ha telefonato infuriata. «I ne tól par el cul» mi ha detto. «L'è tuto un far e desfàr - le ho risposto - Me par che no i gàbia le idee ciàre o forse i ghe l'à ma no iè le nostre. Dopo che el sindaco l'à inaugurà le chiusure dei cantieri, adesso l'inaugurarà le riaperture dei stessi che l'à serà. L'importante l'è taiàr nastri». Alla faccia della pandemia che non si sa come andrà a finire e delle misure che impongono il dimezzamento del numero dei passeggeri, i nuovi mezzi saranno ancora più lunghi. Il filosofo Strusa ha tentato di spiegare la contraddizione con un sillogismo aristotelico (cossa saràla 'sta roba?) del suo maestro indiano Mudàn Mudandàssa ma si è intorcolato. Fatto sta che torneranno le ruspe. Avremo ancora mesi e mesi, anzi anni, ruspanti. La Elsa e le migliaia di altri sfortunati cui toccheranno le tirache sotto casa torneranno in gabbia come i simiòti. E qualche illuminato, come è già successo per il primo ambaradan, gli spiegherà che è per il loro bene.

Silvino Gonzato

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