La posta della Olga

Cercansi buttafuori ai cancelli delle fabbriche

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Un bel roéio - scrive la Olga - l'obbligo del Grin Pass per i lavoratori. Da venerdì prossimo chi non l'avrà o non potrà esibire il certificato con l'esito negativo del tampone verrà rispedito a casa. Al bareto dell'Oreste sono pochi quelli che lavorano, sono in gran parte pensionati o disoccupati per vocazione, ma qualcuno c'è. Come el Moca, per esempio, che, non potendosi permettere di restare senza stipendio, ma saldo nella determinazione di non vaccinarsi, dovrà presentarsi in farmacia ogni 48 ore per spalancare la bocca al bastoncino cotonato. I pensionati lo prendono per i fondelli. «Quìndeze euro ogni òlta che i te reména in bóca, sentocinquanta euro al mese, Moca, la te costa cara la testa da musso che te ghè». La Beresina sganàssa fino alla lacrime che si asciuga con un lembo della minigonna panoramica. Un bel roéio, dicevo. Di cui, però, gode il vecchio carabiniere in congedo Santino Quàia che la fabbrica del cavalier Piòpa, stuzzicadenti su misura, ha assunto col compito di controllare al cancello d'ingresso se i lavoratori sono in regola o meno con le disposizioni ministeriali. El Quàia si è presentato ieri al bareto col cappello con la fiamma, fiero di essere completamente rientrato nella parte. Ogni azienda, prima di venerdì, se non l'ha già fatto, dovrà trovarsi un Quàia perché è impensabile che il ruolo di buttafuori tocchi a uno dei dipendenti o al capo del personale o, peggio ancora, al titolare dell'impresa. Il mio Gino suggerisce che si potrebbe fare ricorso a dei volontari, ai nonni-vigili che però sono già impegnati, o, meglio ancora, agli alpini delle bàite che sono sempre disponibili se, per compenso, gli si offre un gòto de quel bòn. Forse qualcuno ci avrà pensato ma lo scopriremo venerdì. Il mio Gino, come vècio alpìn, si offrirebbe ma ha paura di fare la fine della sede della Cgil di Roma, considerato che venerdì sono previste altre manifestazioni pacifiche dei No Grin Pass fuori delle fabbriche.

Silvino Gonzato

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