Al camionista uzbeko «Ghèto el grin pass?»

La Posta della Olga
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Mi domando - scrive la Olga - cosa potrebbe succedere domani quando ai cancelli delle fabbriche arriveranno dalla Transilvania ignari camionisti romeni per scaricare o caricare la merce. O si presenteranno gli altrettanto ignari colleghi uzbeki o turchi. Secondo la norma che da domani rende obbligatorio il Grin Pass per il mondo del lavoro, nel caso non potessero dimostrare di essere vaccinati o di essersi sottoposti a tampone, dovranno rimanere fuori in attesa che il ministro Speranza decida per un'improbabile deroga. Dopo aver percorso migliaia di chilometri, si sentiranno dire che da noi funziona così. Furibondi (e te li raccomando i camionisti, specie gli uzbeki, quando si incacchiano) pretenderanno comunque di scaricare o caricare la merce e di tornare da dove sono venuti. «Fémo noaltri, ti resta serà in gabìna a guardàr el giornaléto de dòne nude che te porto 'na Cocacola», risponderà l'impaurito addetto al controllo sanitario, forse lo stesso guardiano della fabbrica, costretto a improvvisarsi in una mansione ostica. Un camionista turco, uscito dai gangheri e imprecando in un dialetto dell'Anatolia, potrebbe decidere di scaricare, con gran fragore, tonnellate di laminati di acciaio davanti al cancello della fabbrica. Così il romeno potrebbe fare lo stesso col suo carico di pellame. Anche molti camionisti italiani non sono vaccinati e magari non sono disposti a spendere 180 euro al mese per i tamponi. La vedo male, quindi, anche per i supermercati. C'è chi teme che gli scaffali resteranno vuoti. «Vènardi, e forse anca sabato e domìnica, ghe sarà manifestassióni da par tuto, anca a Verona, mèio no andàr in centro» si preoccupa la mia amica Elide alludendo al ritorno in piazza dei No Vax e dei No Grin Pass a cui si mescoleranno gli estremisti «che i désfa tuto parché no iè boni de far altro». Insomma, gh'è poco da star chièti. Il politologo Scoatìn sostiene che il no al Grìn Pass è diventato un pretesto per la marmaglia ideologizzata che vuole portare il caos nel Paese. «Sa dìsito, che vènardi tira zó le saracinesche parché no se sa mai?» gli ha chiesto l'Oreste, il titolare del bareto. «Sito de la Cgil?». «No» gli ha risposto l'Oreste. «Alora, làssele su».

Silvino Gonzato

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