Terza sessione

Tecnologia e lavoro: nuovi paradigmi

 

TECNOLOGIA E LAVORO: I NUOVI PARADIGNI

In collaborazione con il Politecnico di Milano. Attorno al tavolo virtuale Alessandro Perego, direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale al Polimi, Umberto Bertelè, Professore emerito di Strategia e Presidente degli Osservatori Digital Innovation del Polimi, Ornella Chinotti, Amministratore delegato di SHL Italia e Francia, e Maurizio Milan, presidente dell’Associazione Italiana Formatori.

 

Alessandro Perego «Oggi affrontiamo un tema molto affascinante ed estremamente complesso, il rapporto tra tecnologia e lavoro. Le nuove tecnologie digitali stanno operando una trasformazione lungo direttrici mai operate prima. Affrontiamo il tema dello smart-working. Lavorare in smart working non significa lavorare da casa, ma ripensare al modo di lavorare. Il fenomeno è rilevante».

Umberto Bertelè «Più che di smart working preferisco parlare di nuova organizzazione del lavoro. Vanno considerate tutte le situazioni in cui il lavoro non viene prestato nella sede dell'impresa ma in altri luoghi. Credo che sia importante entrare con leggi flessibili, non troppo vincolanti. L'impatto sulla società credo possa essere molto elevato». «Ci sono riflessi importanti sui rapporti di lavoro. L'impatto sulle famiglie sono notevoli. Abbiamo riflessi che possono essere enormi sui centri urbani e sulla mobilità». «Fondamentale è capire se le persone sono felici, che possibilità vedono di fare carriera. D'altro lato bisogna guardare le imprese: come riescono a gestire coesione. Credo che il processo sarà più facile per le piccole imprese e per quelle molto grandi. Più difficoltà incontreranno le aziende nella fascia intermedia». «Il pericolo è che in un'impresa si distinguano due categorie: chi ha la possibilità di lavorare in smart working e chi non ce l'ha. Una sorta di distinzione tra fortunati e sfortunati che potrebbe penalizzare la carriera di alcuni lavoratori». 

Ornella Chinotti  «Tre quarti dei direttori finanziari vogliono continuare con lo smart working, e anche il 60% dei lavoratori». «D’altra parte - ha proseguito - si tratta di tenere insieme diverse generazioni, e bisogna tenere conto di altre tipologie di diversità, ad esempio le malattie. Non cambia solo la tecnologia, ma anche la forza lavoro. La capacità di imparare continuamente e di adattarsi al cambiamento saranno le caratteristiche più importanti». 

 Maurizio Milan «Siamo passati molto rapidamente da home working a smart working. La persona. Dinamicità e flessibilità sono gli elementi forti. Mi piace evidenziare il concetto di resilienza trasformativa». «Ci sono lavori più vicini alle modalità di smart working. Ma tutto quello che la tecnologia ci sta offrendo in questi anni permette di rendere più veloci processi di smart working». 

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