Il sound di Berninger Intimo, confidenziale

Uno dei più grandi e amati frontmen della scena rock contemporanea: con quell’inconfondibile tono baritonale, un po’ Ian Curtis un po’ Leonard Cohen, Matt Berninger ha dato ai The National un marchio di fabbrica inconfondibile, perfetto per uno stile da sempre in bilico fra claustrofobie post-punk anni ‘80 e cosmic country da grandi spazi americani. Prevedibile che prima o poi arrivasse la tentazione del grande salto solista: due anni di lavoro ed ecco il colpo da maestro di «Serpentine Prison», prodotto da Booker T. Jones (leader dei leggendari Booker T and the Mg’s), in uscita domani. «Per tanto tempo ho scritto per vari progetti in cui dovevo entrare nella testa di qualcun altro – dice l’autore -. Fino a quando mi sono sentito pronto per scavare nella mia». Rispetto al National-style qui il taglio è sicuramente più intimo, confidenziale, cantautorale: un sound morbido, desertico, tra amarezze country e tentazioni soul, avvolge 10 canzoni intense, fataliste, ispiratissime. (Book)

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