Capodanno Molloy, il brindisi è con Gulino

Il siciliano Giovanni Gulino, frontman e voce dei Marta sui Tubi
Il siciliano Giovanni Gulino, frontman e voce dei Marta sui Tubi
Il siciliano Giovanni Gulino, frontman e voce dei Marta sui Tubi
Il siciliano Giovanni Gulino, frontman e voce dei Marta sui Tubi

Capodanno a Casa Molloy con la voce dei Marta sui Tubi: sarà Giovanni Gulino a inaugurare il 2021 del club bresciano con una suggestiva performance in streaming realizzata per il mini-festival natalizio Plugged@Polamolloy. Appuntamento venerdì sulla piattaforma rebellive.it, con ingresso a 6 euro: si riceverà così il codice univoco per assistere (tra le 19.30 e mezzanotte) a questo particolarissimo show realizzato a Santa Maria della Grotta, una chiesa sconsacrata scavata nella roccia vicino a Marsala. «Abbiamo utilizzato questo sito ipogeo come set per un video dopo aver ottenuto l’autorizzazione da Regione Sicilia – spiega Gulino, che ha debuttato da solista all’inizio di quest’anno con l’album “Urlo gigante” - Da qui l’idea di registrare anche l’esibizione per la Molloy, nella quale sarò accompagnato dal mio chitarrista in un set che alternerà brani dal mio primo disco, pezzi dei Marta e naturalmente il nuovo singolo “Il Teatro è la mia chiesa”». Un brano co-firmato con Andrea Scanzi: come è nata questa collaborazione? Sono un suo fan da molto tempo. Quest’estate mi ha inviato a partecipare ad Amici Fragili, format che conduce per Lost Tv, per una puntata dedicata a Lucio Dalla, con il quale con i Marta abbiamo avuto l’onore di collaborare a una canzone prima della sua scomparsa. Da allora siamo rimasti in contatto e quando ho composto questa canzone gli ho chiesto di scrivere una strofa, anche perché il titolo è stato ispirato da una sua frase che gli avevo sentito dire durante una trasmissione. Di cosa tratta il testo? Del parallelismo tra funzioni religiose e spettacoli teatrali o musicali. In quest’ultima fase di emergenza il Governo ha chiuso locali e teatri ma ha lasciato aperte le chiese: eppure i rituali sono simili, da una parte abbiamo altare e fedeli, dall’altra palco e pubblico, e i teatri forse sono anche più sicuri. Era un modo per gridare che esiste qualcosa di sacro anche al di là della religione come ad esempio il nostro lavoro. Come sta vivendo l’attuale situazione di blocco dei live? Come tanti altri: senza concerti non posso più provvedere al sostentamento mio e della mia famiglia, mi devo attrezzare in altro modo anche perché gli aiuti di Stato sono assolutamente ridicoli. Mi auguro che questa sia una situazione transitoria: non possiamo rassegnarci a un fermo a tempo indeterminato. Vero, ci sono esperienze creative come quella della Latteria Molloy: ma sinceramente credo che lo streaming sia solo un palliativo. Le sensazioni di un concerto live rimangano insostituibili. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Claudio Andrizzi

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