None

Quattro cadaveri eccellenti nella Verona del gennaio 1944

LIBRI. Roberto Santini crea un personaggio destinato a tornare, il vicecommissario Magnani

Un giallo ambientato nei giorni del processo a Galeazzo Ciano
La copertina del libro di Santini
La copertina del libro di Santini

La Verona dei 19 mesi in cui fu capitale di un'Italia dimezzata sullo scorcio finale della seconda guerra mondiale continua a stimolare la fantasia degli scrittori di gialli. Così, dopo il Martin Bora, l'ufficiale monco della Wermacht, che per forza di cose sta dalla parte sbagliata, ma ne è così consapevole che i suoi comportamenti eterodossi, dettati in primis dai principi morali che lo reggono, lo mettono spesso in rotta di collisione con le SS e la Gestapo, creato dall'italiana d'America Ben Pastor, è arrivato in questi giorni nelle librerie, sempre edito da Hobby&Work, il vicecommissario Fernando Magnani, protagonista di [FIRMA]Tre farfalle d'argento, nato dalla penna dello psicologo e insegnante fiorentino Roberto Santini.
Inguaiato dalla sua passione smodata per il gentil sesso, che gli ha bloccato la carriera e allontanato la famiglia, Magnani è «tutto fuorché bello», ha una faccia come tante, lo sguardo ironico e un po' cattivo, fronte bassa, baffetti, labbra ben disegnate, mascella forte. Il suo punto forte con le donne è l'eleganza nel vestire. Santini, oltre che un dongiovanni provinciale, ne fa uno di quei poliziotti borderline che piacciono sempre sia ai lettori sia agli spettatori. Soprattutto perché nel condurre le indagini, più che gli ordini dei superiori, segue il proprio intuito. Il fiuto dello sbirro di provincia, che non è andato perso nel riciclarsi di burocratiche pratiche quotidiane cui è stato condannato per punizione disciplinare, ma riemerge non appena gli mettono tra le mani il grosso caso del giorno: l'assassinio misterioso di una escort dei tempi in cui si chiamavano donnine o cocotte. Una vittima che è stata pure la sua ultima amante e ha incontrato proprio un paio d'ore prima della morte violenta. Dettaglio non trascurabile che gli complica non poco le indagini, visto che non deve farlo scoprire.
Siamo ai primi di gennaio del 1944, a Verona, nei giorni del processo a Galeazzo Ciano, il genero di Benito Mussolini, e degli altri gerarchi fascisti accusati di alto tradimento per aver firmato l'ordine del giorno al Gran Consiglio del 25 luglio 1943 che aveva provocato la caduta e il successivo arresto del Duce. Giorni densi di intrighi e di manovre occulte. Mussolini se ne sta lontano, recluso nella Villa Feltrinelli di Salò che ha trasformato nel proprio quartier generale, ma dove è quasi prigioniero dei tedeschi. Sua figlia Edda si muove freneticamente e di nascosto, da un lato per portare i figli in Svizzera, dall'altro per salvare la vita al marito, barattandoli con i suoi Diari, che potevano compromettere alti gerarchi nazisti. Ma su quelle pagine hanno messo gli occhi anche i tedeschi, veri padroni della città, che usano all'uopo un'amante del conte Ciano, Frau Felizitas Beetz. Ed è lei l'unico personaggio storico che entra nelle finzione romanzesca di Santini con un ruolo di rilievo.
Questo è lo sfondo su cui, come da copione, in nemmeno una settimana, da venerdì 7 a mercoledì 12 gennaio 1944, mentre si srotola il processo che si conclude con la fucilazione a Forte Procolo del mattino dell'11, si succedono quattro omicidi, di cui il vicecommissario trova il bandolo, anche se non tutti i colpevoli pagheranno fio.
Santini rende bene il clima cupo di quei giorni nella Verona nazifascista, creando un giallo storico di agevole lettura, con un personaggio, Magnani, che sicuramente ritroveremo.

Giancarlo Beltrame