None

Mario Botta va al suo Mart per la mostra sulla carriera

ARCHITETTURA. L'esposizione in settembre al museo di Rovereto
Mario Botta
Mario Botta

Rovereto. Una mostra che è un bilancio di 50 anni di architetture realizzate in tutto il mondo, scuole, chiese, biblioteche, teatri, abitazioni, centri commerciali. L'architetto svizzero Mario Botta si racconterà in una sua creatura, il Mart di Rovereto, dove dal 25 settembre presenterà una sessantina di progetti realizzati, schizzi, foto, suggestioni, i suoi oggetti di design e le scenografie, nella mostra intitolata «Mario Botta. Architetture 1960-2010»
Dice la direttrice del Mart, Gabriella Belli: «Noi siamo i fortunati inquilini di una straordinaria struttura realizzata da Botta e ogni giorno ne sperimentiamo la grande funzionalità. Un architetto che ha sempre saputo coniugare etica ed estetica in ogni suo lavoro, capace com'è di trasmettere con i suoi progetti l'idea di un nuovo umanesimo alle nuove generazioni».
Per raccontare la sua lunga carriera, Botta ha scelto un percorso espositivo non cronologico, affidandosi a immagini fotografiche in rigoroso bianco e nero, schizzi, modelli in legno, che sono stati suoi strumenti di lavoro. La necessità di verificare in anticipo le proprie intuizioni, perché la gestazione di un progetto «dura dieci anni, anche il doppio».
Il nucleo cruciale della mostra sarà la grande sezione dedicata ai debiti culturali.
«Il nostro lavoro si fa imparando dagli altri», ha spiegato Botta. Relazioni ideali e reali, con Mondrian, Giacometti, il Carlo Scarpa di Castelvecchio a Verona, Le Corbusier, ma anche Pasolini, Giovanni XXIII, la chiesetta vista da bambino, il capitello romanico, nel tentativo di delineare un «territorio della memoria», solo in parte personale.