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L'arte ritrova credito

MOSTRA. Al Palazzo della Ragione di Verona le collezioni della Fondazione Cariverona e dell'Unicredit, unica tappa italiana dell'esposizione che ha debuttato a Vienna. Tra le 80 opere, acquisite da istituti bancari europei la Nuotatrice di Arturo Martini, capolavori di Goya, De Chirico, Morandi, Warhol, foto di maestri
Richter, Astratto
Richter, Astratto

È a Verona l'unica tappa italiana di «Past Present Future - Le collezioni Fondazione Cariverona e Unicredit Group: arte per la città», la grande mostra che si inaugura stasera al Palazzo della Ragione di Verona e che restarà aperta fino al 3 giugno. Dopo l'anteprima al Bank Austria Kunstforum di Vienna, l'esposizione si è arricchita di otto capolavori della Fondazione Cariverona per la tappa italiana e presenta quattro secoli di arte europea raccontati da un'ottantina di opere.
Opere antiche e contemporanee riunite per temi caratterizzano le sette sezioni in cui si sviluppa la mostra, curata da Walter Guadagnini, presidente della commissione scientifica di Unicredit & Art, con allestimento firmato da Stefano Gris. Lo spettatore è stimolato a riflettere sui temi classici nella storia dell'arte: il rapporto dell'uomo con il mondo e la natura, la rappresentazione di sé, il corpo e gli oggetti.
Le istituzioni da cui provengono le opere hanno svolto nel tempo una politica di acquisti di cui ora si vedono i frutti. Una politica che continua: «La Fondazione veronese ha dal 2005 un soggetto dedicato, la Fondazione Domus per l'arte moderna e contemporanea», spiega Gino Castiglioni, consigliere della Domus, «segno concreto della volontà di valorizzare l'arte e di accrescere la collezione della Fondazione stessa». Con gli acquisti di dipinti e sculture dell'ultimo secolo, le Fondazioni Cariverona e Domus hanno creato una collezione del Novecento italiano composta da circa 600 opere. Le fusioni bancarie degli ultimi anni hanno favorito la formazione di patrimoni artistici come sommatoria delle singole collezioni e così è stato per la collezione Unicredit, una tra le più vaste in Europa, con 60mila opere provenienti dalle banche che hanno costituito il gruppo in Italia e dalle integrazioni di Hypovereinsbank in Germania e Bank Austria in Austria. Vari gli ambiti culturali che vedono l'impegno del gruppo Unicredit che «ha individuato nelle iniziative culturali un fondamento primario», precisa Jean Claude Mosconi. «In questo contesto si inseriscono sia il lavoro di catalogazione e riordino della ricca collezione d'arte, sia le collaborazioni pluriennali con istituzioni culturali in Italia e all'estero».
Alla mostra accoglie il pubblico un capolavoro della scultura italiana del XX secolo, la [FIRMA]Donna che nuota sott'acqua, marmo realizzato da Arturo Martini nel 1941-1942, acquisito dalla Fondazione Cariverona nel 2005; tra le altre opere «veronesi» della mostra, una per ogni sezione, si segnalano Barene a Burano di Gino Rossi, due famosi lavori di Alberto Savinio e Giorgio Morandi, l'imponente Varsavia del 1960 di Emilio Vedova.
Dopo l'assolo di Martini, il percorso si apre con la sezione sul classicismo, dove artisti contemporanei — tra cui Candida Höfer, Olivo Barbieri e Giulio Paolini — dialogano con maestri del passato come Van Bloemen, De Chirico, suo fratello Alberto Savinio e Makart. Nella sala dedicata agli oggetti del desiderio, protagonista un'installazione di Tony Cragg che dialoga con una grande composizione di Recco e i collages di Kurt Schwitters a fianco dei Flowers di Andy Warhol e di una Natura morta di Morandi.
Nella sezione sulla geometria, opere di Imi Knoebel, Gerwald Rockenschaub, Ghada Amer e altri, mentre sul sublime e pittoresco, artisti come Paul Bril, Charles Daubigny affiancano i contemporanei Georg Baselitz, Gerhard Richter, Andreas Gursky e Hans Op de Beeck.
Non manca la fotografia; sezione «Metropolis», dove le opere di Andreas Gursky, Massimo Vitali, Gabriele Basilico, Fischli & Weiss, Philip-Lorca diCorcia e Wolfgang Tillmans, Vincenzo Castella, Francesco Jodice indagano il rapporto tra individuo e spazi urbani. Rappresentazioni del corpo e del volto alternano un'opera di Antonio Donghi a una fotografia di Valie Export della Body Art viennese, la Psiche abbandonata da Amore di Dossi e le immagini di E.J. Bellocq, il Ritratto di gentiluomo di Savoldo e i ritratti dal giovane austriaco Hans Schabus, la Testa del Battista presentata a Erode di Baglione e la fotografia di Trude Fleischmann della maschera mortuaria di Alban Berg. Insolito anche l'accostamento di un'immagine di Heinrich Kühn con una tela di Cagnaccio di San Pietro, entrambe incentrate sul tema dello specchio, della riflessione. Due opere monumentali di Gerhard Richter ed Emilio Vedova chiudono la mostra. Affascinante.

Maria Teresa Ferrari