Tra dispetti e cause legali

Italiani «attaccabrighe». La classifica dei dieci motivi per cui si litiga in condominio

Dai cartoni di Amazon agli animali domestici e il grande classico dei rumori molesti: in Italia sono circa 2 milioni le cause civili pendenti tra condomini
Condominio, oltre 2 milioni le cause legali pendenti per liti condominiali
Condominio, oltre 2 milioni le cause legali pendenti per liti condominiali
Condominio, oltre 2 milioni le cause legali pendenti per liti condominiali
Condominio, oltre 2 milioni le cause legali pendenti per liti condominiali

Passano gli anni e cambiano le abitudini, ma gli italiani continuano a mostrare un’indole da attaccabrighe. Tra gli ambienti più delicati c’è il condominio. Nel 2020, all’indomani della riapertura dei tribunali dopo il lockdown, si parlava di 2 milioni di cause civili pendenti; e rappresentano soltanto la punta di un iceberg fatto anche di malumori e dispetti reciproci che non necessariamente finiscono nelle aule di tribunale.

Ma perché si litiga? A stilare la classifica dei motivi più frequenti ci pensa Simona Bastari, amministratrice e ideatrice della formula «condominio felice».  E tra le cause più comuni, come rumori molesti e animali domestici, si aggiungono anche alcune «scintille» meno note come i cattivi odori che guidano la top ten.

Piccola comunità di persone che non si sono scelte

«Il condominio è una piccola comunità in cui le persone si trovano a condividere spazi, decisioni e risorse economiche senza essersi scelte reciprocamente. Spesso qualsiasi comportamento diverso dal proprio viene percepito come intollerabile, senza se e senza ma. E dire che a volte basterebbe così poco per placare gli animi: dialogo ed empatia sono i due ingredienti necessari per comprendere quali sono le esigenze delle diverse parti e trovare insieme un compromesso», spiega la Bastari. «I diverbi si risolvono molto più in fretta, se c’è la disponibilità a confrontarsi apertamente mettendosi nei panni degli altri».

La classifica delle cause dei litigi

Cattivi odori. Soprattutto ora che le nostre città sono più multietniche rispetto al passato, è facile che corridoi e negli androni si riempiano di odori provenienti dalle cucine, talvolta pungenti e persistenti (è il caso di aglio, cipolla e spezie). Se poi questi odori non provengono dalle cucine domestiche ma da attività di ristorazione collocate al pian terreno, come pizzerie e kebab da asporto, non sono nemmeno un’eccezione tipica del weekend bensì una presenza costante.

Riscaldamento. Da quando la guerra tra Russia e Ucraina ha tagliato la disponibilità di gas naturale e ha fatto impennare i costi, gli orari di accensione del riscaldamento centralizzato sono diventati ancora di più un tema di scontro. Diventa indispensabile trovare un equilibrio tra diversi stili di vita e diverse possibilità economiche.

Uso improprio degli spazi comuni. «In tutti i condomini prima o poi c’è qualcuno che, magari in buona fede, invade le aree comuni con i propri oggetti personali (come passeggini, fioriere ingombranti, biciclette o monopattini) oppure travalica i propri diritti, per esempio occupando due posti auto anziché uno, o parcheggiando al di fuori degli spazi predefiniti», continua Bastari.

Condizionatori. Anche per via delle temperature torride favorite dai cambiamenti climatici, in Italia ormai quasi una famiglia su due dispone dell’aria condizionata in casa, arrivando a un picco di sette su dieci in Veneto (dati Istat). Se è vero che i climatizzatori cambiano in meglio la qualità della vita, è vero anche che l’installazione della loro unità esterna pone alcune problematiche, sia per l’estetica dello stabile, sia per il rumore, sia per il rilascio di acqua che può cadere ai piani inferiori lasciando fastidiose pozzanghere sui balconi.

Animali domestici. Con la pandemia da Covid-19, 3,5 milioni di italiani hanno portato a casa un amico a quattro zampe per reggere allo stress dei continui lockdown e avere un pretesto per fare due passi all’aperto (dati Coldiretti). Animali che peraltro non possono essere vietati dal regolamento condominiale: lo sancisce la riforma del 2012. Se trascurati da un padrone disattento, tuttavia, possono provocare disagio per il continuo abbaiare, oppure per le deiezioni lasciate nel giardino comune.

Piccoli episodi di maleducazione. Tovaglie o tappeti sbattuti a qualsiasi ora, bucato in evidenza nelle facciate comuni, mozziconi gettati dalle finestre, piante sui balconi annaffiate sgocciolando i piani sottostanti: queste disattenzioni, soprattutto se reiterate nel tempo, possono risultare esasperanti per i vicini.

Rumori molesti. Un altro grande classico consiste nei rumori al di sopra della normale soglia di tollerabilità; lezioni di musica, tv o radio a tutto volume, feste, porte sbattute, scarpe col tacco indossate in casa, bambini che giocano in cortile durante le ore di riposo.

Superbonus 110%: «I lavori di manutenzione straordinaria sono sempre stati terreno di scontro; da quando è entrato in vigore il Superbonus 110%, la confusione è aumentata in modo esponenziale», racconta Bastari. «Ci sono condòmini che insistono a tutti i costi per approfittare degli sgravi fiscali e altri che temono ritardi e sanzioni. C’è un sistema reso meno credibile dalle truffe e che potrebbe cambiare da un giorno all’altro in modo imprevedibile. Per non parlare degli inevitabili disagi legati ai lavori, tra ponteggi invasivi e rumori».

Raccolta differenziata. Da quando le amministrazioni comunali hanno iniziato a comminare multe a chi esegue in modo errato la raccolta differenziata, le discussioni nei palazzi sono all’ordine del giorno. Osservati speciali, i cartoni. «Nell’arco di un paio d’anni l’e-commerce si è diffuso in modo capillare e i locali spazzatura si sono trovati sommersi di cartoni ingombranti che molti conferiscono frettolosamente nel modo sbagliato», spiega.

Botti di Capodanno. Con l’avvicinarsi delle festività tornano in voga i botti di Capodanno, una tradizione sempre più contestata a causa dei suoi pericoli per l’incolumità delle persone e del disturbo che arreca agli animali domestici. Non ci sarà da stupirsi, dunque, se in condominio sorge qualche battibecco.

Oltre a questi dieci fattori scatenanti di litigio, Simona Bastari ne aggiunge uno che scalerà la classifica nell’arco di pochi anni: l’installazione dei pannelli fotovoltaici. «Da un lato c’è la legge che dice che il singolo condòmino ha il diritto di installare un impianto per uso proprio sul tetto, inviando una semplice comunicazione all’amministratore. Dall’altro lato però bisogna scontrarsi con la realtà: il tetto è proprietà comune, non è illimitato e non è nemmeno esposto in ugual modo ai raggi solari in ogni sua parte. Dunque ciascuno, nell’installare il proprio pannello, non può pregiudicare il diritto dei vicini a fare altrettanto».

 

 

 

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