Stili di vita

Vent'anni dalla legge Sirchia, che vietò il fumo nei locali pubblici: così cambiarono le abitudini degli italiani

Ridotti del 15% i ricoveri di pazienti asmatici. L'ex ministro: "Ora si intervenga sulla sigaretta elettronica"
La legge Sirchia vietò il fumo nei locali pubblici
La legge Sirchia vietò il fumo nei locali pubblici
La legge Sirchia vietò il fumo nei locali pubblici
La legge Sirchia vietò il fumo nei locali pubblici

Compie 20 anni la legge Sirchia che, con l’articolo 51, istituì per la prima volta in Italia il divieto di fumare nei locali chiusi aperti al pubblico: una legge che al suo esordio trovò forti resistenze ma che ha poi cambiato il costume del Paese e in parte anche l’etichetta sociale.

Proposta e fortemente sostenuta dall’allora ministro della Salute Girolamo Sirchia, la norma, che è entrata compiutamente in vigore il 10 gennaio del 2005, ha contribuito in due decenni a ridurre significativamente il numero di fumatori in Italia. Tendenza che, tuttavia, si è recentemente invertita: se tra il 2003 e il 2020 la quota di fumatori nella popolazione con più di 15 anni era scesa dal 33% al 22%, tra il 2020 e il 2022 si è assistito a un salto in avanti che portato la quota al 24,2%. In termini assoluti si tratta di 800mila fumatori in più rispetto agli 11,6 milioni di due anni fa.

 

"Fu una grande battaglia"

«La legge 3/2003 è stata una grande battaglia, che i cittadini hanno compreso, tanto che negli anni hanno difeso il provvedimento dai continui attacchi delle multinazionali del fumo più di quanto abbia fatto la politica», commenta all’Ansa l’ex ministro Sirchia. «Le persone - aggiunge - hanno capito che si tratta di un provvedimento che non guarda agli interessi specifici di qualcuno, come spesso accade, ma a quelli della popolazione, alla loro salute e alla loro vita».

Per Sirchia, tuttavia, sarebbe necessario oggi, da parte delle istituzioni, uno sforzo in più per «portare avanti l’agenda antifumo». Anche alla luce di un’ulteriore sfida emersa negli ultimi anni: quella dei prodotti che «le multinazionali si sono inventati per differenziarsi e riconquistare il mercato, come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato».

 

La proposta sulle sigarette elettroniche

Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) a maggio 2022, in occasione della Giornata mondiale contro il tabacco, la quota di italiani che fumano sigarette a tabacco riscaldato è cresciuta dall’1,1% nel 2019 al 3,3% nel 2022, con più di una persona su tre (il 36,6%) che le considera meno dannose delle sigarette tradizionali. Anche gli utilizzatori di e-cig sono aumentanti negli ultimi anni, passando dall’1,7% del 2019 all’attuale 2,4%. Per l’ex ministro della Salute uno dei primi segnali che la politica dovrebbe dare per confermare il suo impegno nella lotta al fumo potrebbe essere proprio quello di «allargare le norme sul divieto di fumo nei luoghi chiusi anche a questi nuovi prodotti, nonchè agli spazi esterni dei locali che vengono dichiarati ’all’apertò ma che, tra tettoie e tendoni, di aperto hanno ben poco». Si stima (dati ministero della Salute maggio 2022) che in Italia siano attribuibili al fumo oltre 93.000 morti all’anno(il 20,6% del totale di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9% del totale di tutte le morti tra le donne) con costi diretti e indiretti pari a oltre 26 miliardi di euro.

 

I benefici della legge Sirchia

Tra i benefici della legge 3/2003, l’Iss sottolinea la riduzione degli eventi coronarici acuti registrata in Italia tra il 2004 e gli anni successivi all’introduzione della legge, «con valori che vanno dal -4% al -13% dei ricoveri per infarto tra le persone in età lavorativa». Positivo anche il bilancio degli esperti della Società italiana di Allergologia, Asmologia e Immunologia clinica. Dopo l’entrata in vigore della legge sono diminuiti del 10/15% gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri dei pazienti asmatici, anche tra i più piccoli.

«L'asma è una malattia cronica delle vie aeree di natura infiammatoria, che interessa una vasta parte della popolazione. Se una persona non ha caratteristiche patogenetiche, il fumo passivo non può causarla. Ma le persone che soffrono di asma bronchiale risentono in modo negativo degli effetti del fumo sia attivo che passivo, per la potente azione infiammatoria e la minore efficacia del trattamento farmacologico" sottolinea Mario Di Gioacchino presidente Siaaic. La malattia tende quindi ad avere un andamento peggiore e a riacutizzarsi con maggiore frequenza.

"Il fumo passivo in età pediatrica è un fattore che favorisce l'insorgenza dell'asma nei bambini e aumenta la possibilità che possano diventare asmatici nel tempo - aggiunge Gianenrico Senna, professore di Malattie Respiratorie all'Università di Verona e Direttore dell'Asma Center del Policlinico Universitario - Inoltre l'esposizione al fumo passivo in età pre e post natale, aumenta il rischio di comparsa dell'Asma dal 21 all'85%».

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