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La ricostruzione storica

Dolomieu, il padre delle Dolomiti e quel viaggio decisivo a Verona e in Lessinia

di Emma Cerpelloni
Deodat de Dolomieu fu ospitato da Alessandro Carli prima di andare alla scoperta delle montagne veronesi e di quelle trentine
Una veduta delle Dolomiti
Una veduta delle Dolomiti
Una veduta delle Dolomiti
Una veduta delle Dolomiti

La tragedia del ghiacciaio della Marmolada del luglio 2022 e i continui distacchi di roccia che si verificano sempre più spesso sulle Dolomiti, oltre al fatto che sono in programma per il 2026 le olimpiadi invernali di Milano e Cortina, hanno messo in primo piano queste nostre bellissime e fragilissime montagne.

 

Perché le Dolomiti si chiamano Dolomiti?

Come mai le Dolomiti si chiamano così? Il loro nome deriva dal geologo e mineralogista francese del Settecento Déodat de Dolomieu che, per primo, ha raccolto e studiato la loro roccia: era la tarda estate del 1789. La Rivoluzione francese, a cui lo studioso francese ha inizialmente aderito, era iniziata da poco. Ma non tutti sanno che il suo primo viaggio nelle zone montane del Trentino e in Tirolo ha coinvolto anche e soprattutto i geologi veneti che erano in contatto con lui, in particolare Alberto Fortis, noto studioso padovano di storia naturale (che non ha nulla da spartire con l’omonimo cantautore degli anni Ottanta del Novecento) e ha interessato direttamente un illustre personaggio veronese del tempo, il conte Alessandro Carli. Carli è uno di quei nobili intellettuali dell’illuminismo che andrebbero fatti conoscere al grande pubblico visto che, da tempo, a livello universitario, è oggetto di tesi di laurea e di ricerche specifiche. Occorre andare a rispolverare uno studio di Claudio Bismara, pubblicato nel 2009 sugli “Studi storici Luigi Simeoni” e, prima, un denso volume di Ivano Dal Prete.

 

Carli, Dolomieu e la Lessinia

In una lettera di metà agosto del 1789, conservata alla Biblioteca Civica di Verona, Fortis, indiscussa autorità veneta per la geologia, avvisa Carli che di lì a breve sarebbe giunto Dolomieu (che aveva 39 anni, mentre Carli ne aveva 10 di più) e gli raccomanda di assisterlo e accoglierlo quando sarebbe passato da Verona per andare sulle Dolomiti. Buon chimico, infaticabile, signorile: così lo descrive a Carli. Oggi si direbbe di aiutarlo per gli aspetti logistici. Fortis scrive che Dolomieu “vuole visitare le montagne in codesti contorni a Trento, nel Tirolo e nei tredici vostri Comuni”. Dunque, anche in Lessinia. Aggiunge: “Avrà bisogno di aiuti cioè di lettere e di chiuder un legno con i suoi bagagli in qualche sicuro luogo durante la sua peregrinazione alpina che potrà durare un paio di settimane”. Carli, non solo doveva tenere con cura e al sicuro il bagaglio grosso di Dolomieu, ma doveva anche presentarlo, come si faceva allora, accreditarlo diremmo oggi, con il suo nome, per facilitargli studi e ricerche fra le popolazioni di quelle montagne. Non abbiamo riscontri, ma c’è da credere che il nobile veronese l’abbia effettivamente fatto. Peraltro sappiamo che Dolomieu è ritornato a Verona un mese dopo, proveniente da Innsbruck, certamente per riprendere il suo bagaglio, ma crediamo anche che il francese abbia illustrato a Carli il suo lavoro. Non sappiamo nulla di che cosa effettivamente si siano detti, ma di sicuro l’intellettuale veronese, per primo, è venuto a conoscenza delle impressioni del geologo francese.

 

Il viaggio di Dolomieu

Come è noto, in questo viaggio, Dolomieu raccolse la roccia calcarea delle nostre montagne venete e trentine e poi fece analizzare alcuni campioni da un esperto, Teodoro Saussure, a Ginevra: si era reso conto che queste rocce erano formate da un minerale diverso dalla calcite, minerale comune delle montagne a lui note. Fu Saussure che chiamò quel tipo di roccia e di minerale scoperto dolomia. Ma, solo nel 1864, un pittore e un naturalista inglesi, nel resoconto di un loro viaggio su questi nostri monti, le chiamarono Dolomiti.
Venendo a Carli, è stato un vero spirito illuminista che ha coltivato vari interessi. Ha amato il teatro e ha scritto una monumentale Storia di Verona. in sette volumi, ma l’interesse per le scienze naturali era decisamente ignorato fino a questi studi di Bismara e Dal Prete. Peraltro, Carli apparteneva all’Accademia veronese degli Aletofili che si occupava proprio di scienza e tecnica e che annoverava anche quella che, a Verona, era la figura più famosa della scienza del tempo, Anton Maria Lorgna. Nel lavoro di Ivano Dal Prete è stato approfondito il mondo veneto di questi primi studiosi di scienze naturali: il loro maestro è stato un altro veronese, Giovanni Arduino, che ha formato un gruppo di cultori della materia con, su tutti, il padovano Alberto Fortis, il più famoso a livello europeo, che conosceva appunto Dolomieu. Studiosi del Settecento che meritano di essere considerati veri e propri uomini di scienza, perché hanno portato avanti studi con un’ottica sperimentale nuova per i loro tempi. Figure da riscoprire e da far conoscere.

 

 

Deodat de Dolomieu
Deodat de Dolomieu

Chi era Deodat de Dolomieu 

Deodat de Dolomieu fu un grande geologo e mineralogista francese nato nel 1750 e morto nel 1801. Aderì alla rivoluzione francese, ma se ne staccò durante il periodo del terrore; appoggiò Napoleone, al seguito del quale partecipò alla spedizione in Egitto del 1798. Naufragato sulle coste italiane durante il viaggio di ritorno nel 1799, fu catturato e tenuto in prigionia a Messina fino al 1801. Liberato su espressa richiesta di Napoleone, tornò a occupare la cattedra di mineralogia al Museo di Storia Naturale di Parigi. Molto scosso dalla prigionia, dopo un ultimo viaggio di studio sulle Alpi, morì il 28 novembre 1801, a 51 anni. Oltre alle Dolomiti, notevoli le sue ricerche sul vulcanesimo dell'Italia meridionale e sui rapporti tra sismicità e attività vulcanica. Nella sua opera principale, «La filosofia mineralogica» del 1801 compare la descrizione della dolomia.

 

Alessandro Carli
Alessandro Carli

Chi era Alessandro Carli

Alessandro Carli nacque a Verona il 21 febbraio 1740. Fu un nobile eclettico, interessato di teatro e di storia, ma anche di scienza. Compì un lungo viaggio attraverso l'Europa, soggiornando soprattutto a Parigi. Qui frequenta il celebre filosofo francese, Voltaire, che lo influenza in modo determinante e di cui Carli ha fatto proprie le idee teatrali. Tornato a Verona nel 1768, Carli si dedica al teatro, mettendo in scena Telone ed Ermelinda e, in seguito, altri lavori che, però, non riscossero successo. Per favorire la preparazione degli attori e degli sceneggiatori, che reputava scarsa, organizzò anche una piccola scuola d'arte drammatica e una vivace compagnia animata da una famosa nobildonna veronese, Silvia Curtoni Verza. Su commissione del Consiglio dei dodici di Verona, Carli compila una grande Istoria della città di Verona sino all'anno MDXVII divisa in undici epoche, in sette volumi, alla quale dedica molti anni di intenso lavoro. Un’opera immensa per la ricerca e l’analisi dei documenti, ma poco innovativa a livello metodologico. Pietra miliare, comunque, degli studi sul passato della nostra città. Morì a Verona nel 1814. 

 

 

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