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est veronese

Fermoimmagine da record: tre picchi immortalati insieme tra i rami

di Marta Bicego
Due picchi neri e uno rosso sullo stesso albero: il naturalista Silvio Scandolara: «Un evento particolarmente raro»
I picchi immortalati dal naturalista (foto Scandolara)
I picchi immortalati dal naturalista (foto Scandolara)
I picchi immortalati dal naturalista (foto Scandolara)
I picchi immortalati dal naturalista (foto Scandolara)

Un picchio posato su un ramo. Ah no, sono due… Anzi: tre! Fermoimmagine da record quello che Silvio Scandolara è riuscito ad immortalare nei giorni scorsi nell’Est veronese, con tre picchi «catturati» in un solo click. «Fortuna del neofita», dice il naturalista, i cui esordi tra i segreti della natura sono stati segnati da tanti eventi inaspettati.

All’inizio della sua carriera come esperto di Botanica, nell’autunno 2018, in un uliveto ha trovato la «Linaria purpurea», pianta che in provincia di Verona non era ancora segnalata; l’anno seguente la sua attenzione si è «posata» sulle farfalle, immortalando una «Apatura iris», specie assai rara. «Da circa un anno e mezzo mi ritaglio una parte del tempo per fotografare gli uccelli», spiega, «forse dal punto di vista istintivo sono quelli che più mi piacciono ma che trovo molto complicato avvicinare, riconoscere e da ultimo immortalare».

In tal senso, l’autunno è congeniale per mettersi ad osservare i volatili e tendere l’orecchio ai versi che producono. Ed è il tempo delle migrazioni di rondini, gruccioni, falchi pecchiaioli per citarne alcuni: viavai di specie che regala sorprese.

Andando lungo un torrente, in una mattina in cui il sole tardava ad uscire per la foschia, il naturalista ha sentito il verso di un «Dryocopus martius», il picchio nero. «L’ho visto posarsi su un albero quasi secco così mi sono nascosto, immobile, vicino ad un cespuglio. Pochi secondi e l’esemplare è stato raggiunto da un secondo picchio nero. In seguito, dopo attenta osservazione delle foto, mi sono accorto che si trattava di un maschio e di una femmina».

Trascorso qualche istante, in un batter d’ali, è arrivato un altro uccello più piccolo: il «Dendrocopos major», il picchio rosso maggiore. Giusto l’attimo dello scatto e i tre si sono involati nella stessa direzione, verso la collina. «La sera, parlando con un amico più esperto e come me iscritto a Verona Birdwatching, ho scoperto che l’evento è particolarmente raro. Mi ha invitato a segnalare al gruppo il fortunato incontro e le reazioni sono state calorose», confessa, consapevole della fortuna che ha avuto.

Mentre il picchio rosso maggiore può essere di casa in quell’ambiente, quello nero predilige le conifere di montagna, ad esempio la foresta di Giazza. Quest’ultimo si ciba principalmente di larve di insetti che cerca nei tronchi e rami di piante verdi e secche o marcescenti; mangia spesso formiche che, assalendo i formicai, cattura con la lunga lingua intrisa della saliva appiccicosa.

«Che questa specie scenda in pianura fuori dal periodo di nidificazione è noto, ma negli ultimi anni è più frequente», descrive, «potrebbe essere un segnale che la popolazione di questi uccelli sta crescendo».

Il bosco misto e a latifoglie della fascia pedemontana, a sua volta, si sta espandendo a causa dell’abbandono delle coltivazioni meno remunerative; inoltre, la minore attività antropica potrebbe favorire la proliferazione di questa come di qualche altra specie, quale il «Picus viridis», il picchio verde, per restare in tema. «Questi incontri sono piccoli segnali casuali», conclude Scandolara, «ma che vorrebbero portare un briciolo di ottimismo per il futuro. Fondamentale è infine la divulgazione di una cultura attenta alla natura che il gruppo Verona Birdwatching, presieduto da Maurizio Sighele, porta avanti da anni organizzando serate e incontri culturali nonché uscite sul territorio». 

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