<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=336576148106696&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">
Il naturalista

Farfalle d'inverno, colorate e appariscenti battono i record di longevità: ecco dove vederle

«Sono undici», riassume il naturalista Silvio Scandolara, sette delle quali appartengono alla stessa famiglia, delle «Nymphalidae», e sottofamiglia, delle «Nymphalinae»
Vanessa delle ortiche («Aglais urticae)
Vanessa delle ortiche («Aglais urticae)
Farfalle d'inverno (Scandolara)

Un battito d’ali per superare l’inverno. Incredibile: ci sono farfalle, tra quelle presenti nella provincia di Verona, che svolazzano delicatamente attorno a noi anche durante la stagione invernale. Le avete mai notate?

«Sono undici», riassume il naturalista Silvio Scandolara, sette delle quali appartengono alla stessa famiglia, delle «Nymphalidae», e sottofamiglia, delle «Nymphalinae». Ma quanto vivono? Pochi giorni, qualche mese? La loro vita ha in realtà degli stadi ben precisi – da uovo a larva o bruco fino a crisalide o ninfa poi adulto o immagine – durante i quali attraversano la stagione fredda. 

Le caratterische

L’esperto spiega che le farfalle «svernanti» possono vivere dai nove agli undici mesi. Il record di longevità spetta alla «Aglais io - Vanessa io», detta anche «Occhio di pavone». Esemplare singolare, pure nel comportamento, dopo aver superato i rigori del freddo. «In primavera non si accoppia appena inizia la buona stagione, ma aspetta circa un mese. Deposte le uova, rimane attiva per un altro periodo, fino a quando il bruco è in fase di crescita avanzata», spiega Scandolara, evidenziando come si possa trattare di una sorta di cura parentale messa in pratica in natura. 

Altra caratteristica importante di queste farfalle è «di essere molto colorate e appariscenti, quando esibiscono le ali superiori. Estremamente mimetiche ed elusive quando tengono le ali chiuse e mostrano il lato inferiore». D’inverno, devono trovare un nascondiglio riparato dalle intemperie e cadono in una sorta di letargo. Per alcuni mesi, continua, «sono assai vulnerabili e dal punto di vista evolutivo solo gli esemplari mimetici sono sopravvissuti. Talvolta assomigliano a foglie secche, alla corteccia di albero o semplicemente alla terra». 

Osservarle da lontano

Si mostrano ai nostri occhi nelle belle giornate di sole, senza la minima brezza d’aria e durante le ore più calde. Sono piuttosto lente e il consiglio dell’esperto è di lasciarle stare, osservandone da lontano i movimenti. Volano con delicatezza per brevi tratti alla ricerca dei primi fiori per nutrirsi tra le prime infiorescenze che spuntano: Bucaneve («Galanthus nivalis»), Veronica persica, Anemoni («Hepatica nobilis»), primule («Primula vulgaris»), Crocchi («Crocus biflorus» e «Crocus vernus») e Pulsatilla montana.

Con un pizzico di fortuna, si possono notare la Vanessa multicolore («Nymphalis polychloros» e la Vanessa delle ortiche («Aglais urticae). Simili a un occhio poco allenato, perché hanno le ali inferiori color marron scuro, presentano striature e dimensioni differenti (è più grande la prima) e vivono in ambienti diversi. La Vanessa multicolore «predilige i margini dei boschi con piante anche di grandi dimensioni, raramente si posa sui fiori e si vede aggirarsi tra i rami. Vola in collina e di rado supera i 900 metri di quota. La fine dell’inverno e l’inizio primavera sono i mesi più propizi per un incontro», descrive il naturalista. Invece, la Vanessa delle ortiche «ama i prati e in estate arriva a quote molto elevate. Personalmente l’ho fotografata a oltre 3.300 metri. Si osserva a fine inverno anche in Lessinia ma il suo apice di presenze è d’estate, soprattutto in media e alta montagna». 

Insetti straordinari

Tra le più comuni, con le cavolaie, è la «Vanessa atalanta»: è dappertutto fino a inizio dicembre. «Ha un volo abbastanza rapido e continua a spostarsi da un luogo all’altro. È una grande migratrice, che probabilmente riesce a compiere percorsi di 10 mila km in più anni e fino a sei generazioni. Non è ancora ben chiara la sua straordinaria capacità di capire quale sia la meta», sottolinea Scandolara. Si concentra sull’edera e banchetta con il suo fiore molto poco appariscente, ma assapora volentieri la frutta matura. 

«Ricordiamoci sempre di non catturare questi insetti straordinari», conclude l’esperto con una raccomandazione, «tutte le specie sono in inesorabile declino».

 

Marta Bicego

Suggerimenti