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Lessinia

Incursioni continue e danni ai pascoli. Ma ora i cinghiali del Parco si possono abbattere

Via libera della Regione alla caccia selettiva con il coordinamento del personale dell'ente. Si chiude un iter di quasi dieci anni

Prelievi selettivi di cinghiali nelle aree del Parco naturale della Lessinia: c’è il via libera della Regione. Ora sono possibili grazie a una variante parziale agli articoli 42 e 49 delle norme di attuazione del Piano ambientale del Parco, scaturita dalla necessità di contenere la diffusione di questi animali e di proteggere l’ecosistema. Soprattutto laddove gli ungulati arrecano danni ai terreni e alle attività agricole che su di essi vengono portate avanti, costituendo un’emergenza naturalistica ed economica.

Ha origine da qui la decisione dell’ente di mettere mano alle leggi, con una modifica approvata dalla Regione che permette interventi di controllo, effettuati in maniera puntale, sulla specie e che introduce nuove disposizioni.
In particolare, nella riserva protetta sono consentiti prelievi faunistici e abbattimenti selettivi – finora possibili esclusivamente per motivi di studio o sanitari – necessari per ricomporre squilibri ecologici, in coerenza con gli obiettivi del Piano faunistico venatorio regionale e in conformità al regolamento del Parco, attualmente in corso di redazione, e di apposite direttive emanate dall’organismo di gestione dell’ente stesso. Il coordinamento dell’attività di controllo farà capo al Parco, con azioni svolte dal proprio personale o da soggetti individuati dall’ente e debitamente formati.

Un iter lungo 10 anni

Il risultato è l’esito di un lungo iter, iniziato nel 2014 e legato alle fasi di commissariamento della Comunità montana della Lessinia (oggi in liquidazione), che procede su altri fronti.

«L’obiettivo», spiega il vicepresidente del Parco con delega all’Ambiente, Massimo Sauro, «è proseguire nella revisione completa del Piano ambientale». Quindi aggiornare e adattare articoli e regolamenti, chiarisce, in considerazione delle esigenze del territorio, del mutamento economico-sociale e ambientale avvenuto negli ultimi 30 anni «per permettere al Parco di diventare un’opportunità di traino per lo sviluppo e la promozione del territorio della Lessinia in tutti i suoi settori».

In alcune zone dell’area protetta, i pascoli sono segnati dalle incursioni dei cinghiali: zolle sollevate e rivoltate, buche nel terreno che raggiungono quasi i 30 centimetri.

Una presenza – tra Monte Baldo e Lessinia stimata intorno ai 10 mila capi (dati Coldiretti relativi al 2022) – che si può in parte quantificare economicamente: nelle scorse settimane, sono state risarcite 16 aziende per un totale di 11.300 euro, con importi soggettivi che arrivano ad oltre tremila euro.

I risarcimenti

Si tratta di pratiche di risarcimento per danni da fauna selvatica ferme da prima della nascita del nuovo ente gestore, finalmente sbloccate con l’apertura di un conto corrente del Parco. Step a cui faranno seguito altri passaggi, annuncia il presidente Giuliano Menegazzi. «Dopo lo storico risultato di poter iniziare ad affrontare il problema cinghiali, raggiunto anche grazie al lavoro dell’amministrazione di Raffaello Campostrini che ci ha preceduto», chiarisce, l’amministrazione ha in previsione di intervenire sul disciplina

re di uso del marchio. Eredità, pure questa, della Comunità montana per le attività economiche, produttive e di servizio, nel Parco. 

Marta Bicego

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