NATURA.

Riccardo è il falegname amico degli uccelli rapaci notturni

L'ultima «alcova» per gli allocchi alla Fossa Bova di Ca' di David
Riccardo Colato con i suoi nidi artigianali
Riccardo Colato con i suoi nidi artigianali

Nidi in legno per rapaci notturni. Una passione che si è radicata da qualche anno nel falegname Riccardo Colato, che ora non può più fare a meno di garantire nascite protette ai piccoli di civette, allocchi o ben più rari barbagianni. L’ultima covata, quella di un allocco, è stata immortalata in questi giorni nel parco naturale della Fossa Bova, a Ca’ di David, uno spazio tranquillo e, a quanto pare, riconosciuto salubre dai volatili. Nel tempo, l’artigiano ha fabbricato oltre un centinaio di nidi, sparpagliati nei boschi vicini ad abitazioni private di amici, o di persone che lo hanno personalmente contattato tramite la Lipu, lega italiana per la protezione degli uccelli. «Tutto è nato una decina di anni fa dopo che ho realizzato una prima mangiatoia su invito di un’amica», spiega Riccardo, falegname costruttore per la Fondazione Arena, e artefice anche di alcune delle strutture in legno che caratterizzano le sceneggiature areniane sistemate nel vallo dell’anfiteatro. «Mi sono guardato un sacco di video e tutorial sulla realizzazione dei nidi in legno, materia che a me non manca mai. Mi è scattato un desiderio fortissimo di contribuire alla tutela di specie che, se non sono in via di estinzione, necessitano comunque di un habitat favorevole. All’inizio ho prodotto molti nidi, poi mi sono reso conto di quanto sia necessario procedere valutando se i boschi a disposizione siano sufficientemente tranquilli e in condizioni favorevoli». Sei anni fa Riccardo ha posizionato un nido anche alla Fossa Bova e in altre zone di risorgive, come la Fossa Vannina al Marchesino. «Esistono telecamere che si utilizzano anche per le ispezioni e, con l’aiuto di un amico più tecnologico di me, ne ho posizionata una a Buttapietra, nell’area di un privato favorevole all’operazione», dice Riccardo, 48 enne, che è falegname da quando aveva 14 anni. «Solitamente uso però fototrappole che entrano in azione di fronte a un movimento rilevato a un metro di distanza. Ho così foto di rapaci che catturano rospi, topi, talpe, senza che gli uccelli si accorgano dell’intrusione. Alla Fossa Bova ho recuperato un paletto alto 4 metri per evitare di appoggiare scale che possano spaventarli. Il rischio altrimenti è che abbandonino il nido con le uova ed è l’ultima cosa che vorrei. Sono esseri perfetti, impressionanti per le capacità di agguato e osservarli è incredibile». Colato ha trasmesso la sua passione anche a Marco, il suo bimbo di 9 anni, che porta con sé a ogni occasione buona. «Sono stato nella scuola di mio figlio alla Rizza e in altri plessi», racconta. «I bambini si entusiasmano ai miei racconti e quando uno di loro mi ha chiesto perché lo faccio sono rimasto spiazzato. Ma poi ho risposto che lo faccio perché quando vedo nascere la vita in una delle scatole che ho realizzato mi sento un re, che ha saputo fare accadere qualcosa di davvero importante». Di nidi in abete costruiti dal falegname costruttore ce ne sono in varie parti della provincia e pure a Quinzano, sul monte Ongarine. «Si tratta di strutture alte 80 centimetri con una base di 25 x 25 quindi vanno fissate su alberi adeguati e non troppo esili», riferisce ancora l’appassionato ornitologo. «Il concetto dei nidi artificiali è nato per procurare cibo, ma ora ha preso il significato di aiuto agli animali in difficoltà. Nella nostra zona, e in generale nella pianura padana, sono in crisi soprattutto i barbagianni, perché volano basso e mangiano animali come i topi, spesso avvelenati». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Bazzanella