Sull'Altopiano

Si imbatte nei lupi mentre fa una passeggiata. E uno dei suoi cani viene sbranato

Una foto ricordo di Marco Finco in compagnia del suo cane, sbranato da due lupi
Una foto ricordo di Marco Finco in compagnia del suo cane, sbranato da due lupi
Una foto ricordo di Marco Finco in compagnia del suo cane, sbranato da due lupi
Una foto ricordo di Marco Finco in compagnia del suo cane, sbranato da due lupi

I lupi attaccano un cane da caccia e poi minacciano il padrone, tanto che nemmeno dei colpi esplosi con la scacciacani sono riusciti a impaurirli. È la drammatica esperienza vissuta da Marco Finco, 30 anni, di Gallio (Vicenza), che si è trovato a pochi metri dai predatori mentre questi divoravano il suo cane, che alla fine è stato ucciso. 

Il fatto è successo sabato poco dopo le 14.30. Finco, prima di riprendere il lavoro, ha deciso di fare una passeggiata con i suoi due cani nei boschi della Valbella, posti appena fuori l’abitato di Gallio. Salito il monte, Finco si è diretto verso il sentiero didattico di Patrizio Rigoni per poi scendere verso il paese. Un itinerario piuttosto frequentato dai galliesi e molto anche dai turisti, non certo un’escursione in alta montagna e in luoghi pressoché isolati, che sabato ha riservato una disavventura inaspettata per Finco.

«A un certo punto uno dei miei cani si è allontanato - racconta il giovane, ancora scosso - ben presto seguito anche dall’altro. Avendo addosso dei collari gps, non mi sono preoccupato più di tanto, fino a quando il dispositivo mi ha segnalato che uno dei due era in ferma. Nello stesso momento ho sentito gli stessi cani fare dei guaiti insoliti – prosegue – e allora ho seguito la traccia del gps fino a ritrovarne uno. Seguendo il segnale, poco dopo ho trovato anche il collare staccato dell’altro e, alzando gli occhi, mi sono trovato a due metri due lupi, che avevano un fare minaccioso. Dallo spavento non sono riuscito nemmeno a estrarre la scacciacani, sparando un colpo mentre era ancora in tasca. Al botto i lupi si sono allontanati solamente di poco, così sono sceso verso il paese, in preda a un fortissimo spavento». 

Di li a breve è avvenuta la macabra scoperta. «Incontrando per strada alcuni paesani - prosegue il trentenne -, siamo risaliti nel punto dove avevo trovato il collare e a poca distanza abbiamo trovato i resti del mio cane, assalito alla gola e al fianco. Purtroppo non c’era nulla da fare per l’animale, un esemplare che mi ha accompagnato per tanti anni nelle passeggiate nei nostri boschi. Passeggiate che non mi sento più di effettuare, nemmeno senza cani, perché lo shock è stato davvero forte e non nascondo di avere paura. Basti pensare che pochi giorni prima avevo fatto lo stesso itinerario con la mia bambina: e se fosse toccato a lei? Non ci voglio nemmeno pensare, tanto che la notte non ho dormito un minuto per la preoccupazione». Il galliese non nasconde la sua rabbia. «Chiedo se è possibile non essere più padroni di andare per boschi, lungo sentieri percorsi dai nostri padri e dai padri dei nostri padri, a pochi passi dal centro, senza avere paura di incontrare un lupo».

Una domanda che lo stesso sindaco di Gallio, Emanuele Munari, pone alle istituzioni regionali e statali. «Al di là della vicinanza a Finco, visibilmente scosso per quanto accaduto – commenta Munari – mi chiedo cosa debba ancora succedere prima di affrontare seriamente il problema. Il lupo non è più una specie in estinzione bensì in forte espansione. E costituisce un potenziale pericolo per la sicurezza della popolazione e dei turisti. Al momento dell’uccisione del cane di Finco, lungo il percorso c’erano famiglie con bambini, ciclisti, escursionisti con cani di compagnia, trattandosi di un percorso molto noto. Assieme ai sindaci del territorio spero di riuscire nuovamente a interessare la prefettura del problema, prima che succeda la tragedia, che è dietro l’angolo». 

Gerardo Rigoni

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