IL FENOMENO

Cani e lupi, sale l’allarme sul pericolo-ibridazione

Ibrido, ossia nato dall’incrocio di genitori appartenenti a razze diverse, come avviene per i meticci, o a specie diverse, per esempio nel caso del mulo, figlio di una cavalla e di un asino, o del bardotto, figlio di asina e cavallo. Un esemplare ibrido, in natura, rappresenta un mix affascinante di caratteristiche etologiche, ma spesso la sua gestione potrebbe rivelarsi complicata. Soprattutto quando i protagonisti di questo incrocio sono i cani e i lupi. L’allarme è stato lanciato mesi fa dalle pagine della rivista Biological Conservation, dove sono stati pubblicati i risultati di uno studio internazionale guidato da Valeria Salvatori dell’Istituto di Ecologia Applicata (Iea) di Roma e supervisionato da Paolo Ciucci del Dipartimento di Biologia e biotecnologie dell’università La Sapienza. Il rischio è quello di una vera e propria crisi di identità genetica del lupo, predatore ormai presente in modo stabile in Lessinia e sul Baldo. «Basta osservare la terminologia scientifica per dedurre che si tratta della stessa specie animale», spiega Alberto Franchi, veterinario. «Canis lupus uno, canis lupus familiaris l’altro. Questo significa che gli accoppiamenti non solo sono possibili, ma generano anche prole fertile». Ma ci sono diversi pericoli legati all’ibridazione: «Essi riguardano l’ecologia e l’etologia: si corre il rischio di snaturare la purezza genetica del lupo in quanto tale, ma anche di trovarci soggetti che, non temendo l’uomo, potrebbero avvicinarsi agli ambienti che frequenta e alle sue attività, e arrecare danni o incidenti». Lo studio rivela che diversi ibridi di lupo e cane sono già presenti in tutte le popolazioni di lupi in Europa e che molti Paesi, compresa l’Italia, non stanno intervenendo per monitorare né contrastare il fenomeno, come invece prescritto dalla Direttiva Habitat, sul mantenimento della biodiversità, e la Convenzione di Berna. Nella maggior parte dei Paesi presi in esame, gli ibridi rappresentano ancora una piccola porzione della popolazione di lupo e ciò renderebbe possibile programmare interventi efficaci di prevenzione e controllo. A oggi, però, mancano protocolli e standard operativi di riferimento a livello internazionale per indirizzare queste azioni. Tanta parte di responsabilità, quindi, cade inevitabilmente sui cittadini. Anche se fino a oggi non sono giunte notizie che in Lessinia siano presenti ibridi, come invece viene segnalato in altre parti del nostro Paese. «Ma questo evento dovrebbe essere prevenuto, per quanto è possibile», sottolinea Franchi. Come si può agire, quindi, in modo concreto per contrastare l’ibridazione? «Alcune delle molte proposte che sono state studiate dagli esperti prevedono, tra i punti essenziali, la prevenzione del randagismo, la sterilizzazione e la custodia dei cani vaganti, la sterilizzazione degli ibridi lupo/cane riconosciuti come tali dalle autorità sanitarie preposte». I cittadini, quindi, possono e devono fare la loro parte: «È essenziale una campagna di sensibilizzazione sulla corretta gestione dei cani residenti, oppure da caccia o che si muovono, durante le escursioni, soprattutto nell’area del Parco regionale della Lessinia. A partire dalla scuola: una capillare e corretta comunicazione ai ragazzi e ai giovani permette di poter contare su futuri escursionisti responsabili e attenti». •

Silvia Allegri