IL PROBLEMA

Abbandoni? Si frenano solo con le sterilizzazioni

Un micio di pochi giorni salvato dai volontari: gli abbandoni sono frequenti
Un micio di pochi giorni salvato dai volontari: gli abbandoni sono frequenti
Un micio di pochi giorni salvato dai volontari: gli abbandoni sono frequenti
Un micio di pochi giorni salvato dai volontari: gli abbandoni sono frequenti

Se ne trovano dappertutto, in queste torride giornate di giugno: lasciati davanti alle porte dei rifugi, nelle colonie feline, e nei casi peggiori in scatoloni o sacchetti abbandonati vicino alla spazzatura. Sono i gattini di pochi giorni frutto di gravidanze indesiderate, di cui molte persone decidono di sbarazzarsi senza il minimo scrupolo. «Probabilmente certa gente conta sul fatto che gli amanti degli animali che si prendono cura dei gatti non restano indifferenti di fronte a questi minuscoli neonati completamente inermi, e contano quindi sul nostro intervento», racconta Donatella Ceccon, professoressa e filosofa, attivista da molti anni in coordinamento con la Lav e altri gruppi di volontari. E ribadisce: «Oltre a essere la violazione di una norma di legge, l’abbandono di animali di pochi giorni è un chiaro segno di irresponsabilità e di scarsissima sensibilità». In assenza di un intervento immediato i cuccioli muoiono lentamente di fame e disidratazione, e diventano prede facili per gli animali selvatici. Verona e provincia, però, spiccano di sicuro tra le città italiane con il maggior numero di associazioni e volontari che in rete si ritrovano a gestire, come avviene in ogni primavera inoltrata, centinaia di gattini abbandonati. Oltre ai gattili del rifugio Enpa e al nuovo gattile inaugurato da poco da Tribù Animale, c’è infatti un gruppo di persone molto nutrito che sta facendo il possibile per salvare queste piccole vite. In particolare, Tribù Animale è organizzata alla perfezione con una rete di balie umane, armate di biberon e di tanta pazienza, che provvedono a svezzare i gattini e a salvarli da morte certa. Un’impresa non facile, come sottolinea Donatella: «Le poppate devono essere regolari, ogni 4-5 ore. Questo significa svegliarsi di notte, stravolgere le proprie giornate, e intervenire prontamente nel caso di altri problemi: a partire dalla costipazione. I cuccioli vengono leccati e massaggiati dalla gatta per indurre la defecazione, in assenza della loro mamma dobbiamo essere noi a imparare queste tecniche di massaggio salvavita». Chiedendo aiuto ai veterinari, che possono dare le istruzioni necessarie per riuscire nell’operazione. Come sempre si fa appello al buonsenso e alla sensibilità delle persone: «Tutto questo avviene perché le gatte non vengono sterilizzate. Qualcuno dice che è contro natura, in quei casi rispondo che semmai è contro natura sbarazzarsi di neonati indifesi e lasciarli al loro destino. La sterilizzazione è un gesto di responsabilità raccomandato da chiunque abbia a cuore la salute degli animali. In un mondo urbanizzato, dove si nascondono ovunque moltissime insidie per gli animali, il controllo delle nascite è il primo dovere di noi umani». Chi ama i gatti e vuole rendersi utile potrà contattare sulle pagine Facebook il Rifugio Enpa e Tribù Animale, per dare una mano in questa fase particolarmente critica. La sfida è quella di vedere i gattini crescere sani e salvare le loro piccole vite: un maggior numero di persone potrà alleggerire il grande carico dei volontari.

Silvia Allegri