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01.06.2020

Ripeteva sempre: la vita è troppo breve per rimanere arrabbiati

Raffaele Morrone: aveva 53 anni
Raffaele Morrone: aveva 53 anni

Raffaele Morrone aveva 53 anni e prima di contrarre il Covid-19 era in perfetta salute. Originario della provincia di Caserta, era arrivato a Peschiera del Garda a 18 anni e non l’aveva più lasciata. Qui ha conosciuto l’amore della sua vita, Fiorinella, con cui era sposato da 31 anni e aveva due figli: Michael, 28 anni, e Janira, di 21. Era dipendente di un’azienda di telecomunicazioni, per cui da vent’anni lavorava in pianta stabile alla GlaxoSmithKline. Vivendo sul lago coltivava l’hobby della pesca, ma tra le cose che amava di più fare c’era anche l’impasto della pizza, avendo imparato i trucchi del mestiere nei primi impieghi trovati dopo essere emigrato al Nord. «Qualsiasi cosa facesse, voleva la massima precisione e ce la insegnava», ricorda la moglie, «era sempre operoso, a casa faceva mille lavori perché sapeva fare davvero di tutto». Raffaele era un uomo mite, trasmetteva intorno a sé serenità, seminava la pace insegnando a non serbare rancori. «Diceva sempre che la vita è troppo breve per rimanere arrabbiati con le persone, soprattutto per cose futili», racconta Fiorinella. «Era altruista, i suoi colleghi oltre a starci vicino moralmente hanno organizzato una colletta per aiutarci, hanno detto che dovevano contraccambiare quello che Raffaele ha fatto per loro». La serenità della famiglia Morrone viene scossa il 19 marzo. «L’ultimo giorno che ha lavorato fuori casa ha cominciato ad accusare dolore alle ossa. All’inizio la febbre non era alta, poi è arrivata a 39 e oltre ma senza sintomi particolari, solo spossatezza e inappetenza», prosegue la moglie. La tosse, forte, compare solo gli ultimi giorni. «Eravamo in contatto costante con il medico curante e dopo una decina di giorni di febbre alta avevamo chiesto se non era il caso di approfondire, ma visto che non aveva altre patologie e oltre alla tosse non faceva fatica a respirare, siamo stati consigliati di aspettare». Il racconto è doloroso, perché parla dell’impotenza di fronte a una malattia imprevedibile. «Volevamo acquistare un saturimetro, ma non siamo riusciti a trovarlo da nessuna parte. All’undicesimo giorno di febbre alta il medico ha detto che l’indomani avrebbe valutato la situazione, ma il fato ha voluto che il giorno dopo la febbre si abbassasse, al mattino addirittura non c’era», riprende Fiorinella. Nel primo pomeriggio di quello stesso giorno, era il 4 aprile, Raffaele ha un arresto cardiaco. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Peschiera, trascorre dieci giorni in terapia intensiva. Alle cure per la polmonite sembra rispondere bene, ma purtroppo il danno si è spostato a livello cardiaco e cerebrale: il decesso viene dichiarato il 14 aprile. «Raffaele era iscritto all’Aido», conclude la moglie, «credeva nell’importanza della donazione di organi ma purtroppo non ha potuto fare nemmeno questo».

Katia Ferraro
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