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08.03.2020 Tags: Sona

Comune condannato a pagare un milione

Il municipio di Sona
Il municipio di Sona

Federica Valbusa Il Comune di Sona è stato condannato a pagare oltre 700 mila euro più interessi per arricchimento indebito. La sentenza riguarda una vicenda che risale ad alcuni anni fa, relativa alla gestione del Centro polivalente di Lugagnano. Nel 2001 il Comune aveva stipulato con la Cooperativa Il Colle, vincitrice del bando di gara, le convenzioni per l’attivazione del centro e per l’affidamento del servizio di assistenza domiciliare. Il Tar del Veneto aveva poi annullato le delibere di aggiudicazione, che erano state impugnate da un terzo soggetto, e successivamente, nel novembre del 2003, la convenzione era stata risolta per il mancato versamento dei contributi previdenziali da parte della Cooperativa. Con la risoluzione, il Comune aveva acquisito al patrimonio dell’ente le opere, che nel frattempo la Cooperativa aveva realizzato, e le attrezzature da essa fornite: proprio la legittimità di questa operazione è stata contestata dalla signora Stefania Bonato, a cui la Cooperativa aveva ceduto il proprio credito nei confronti del Comune di Sona nel luglio del 2013. Il tribunale di Verona le ha dato ragione, sostenendo che il Comune, che aveva poi affidato la gestione del centro, con tutto ciò che la Cooperativa aveva realizzato, ad un altro soggetto, si era arricchito indebitamente. Per il giudice, «la Cooperativa Il Colle, in seguito all’annullamento delle delibere comunali da parte del Tar Veneto e della risoluzione intimata dal Comune, si è impoverita senza giusta causa in relazione all’investimento fatto in favore del Comune, il quale, a sua volta, si è arricchito in danno della cooperativa stessa». La sentenza specifica che «in seguito alla caducazione degli effetti della convenzione, il Comune si è arricchito in ragione del fatto di essersi avvantaggiato dei lavori e degli investimenti realizzati dalla cedente cooperativa, anche perché ha, poi, affidato ad altri la gestione di un centro già avviato e funzionante, munito di apposite attrezzature». La convenzione stipulata con il Comune prevedeva che la Cooperativa eseguisse investimenti ed interventi per 727.972,84 euro, cifra che costituiva il pagamento anticipato del canone di locazione per i primi nove anni. «Considerato che è stata provata la realizzazione delle opere e, di conseguenza, l’impoverimento della cooperativa che è stata privata anzi tempo dei diritti nascenti dalla convenzione pur in presenza di un pagamento anticipato (9 anni) del canone di locazione», si legge nella sentenza, «deve osservarsi che, di converso, vi è stato l’arricchimento del Comune il quale ha incamerato al patrimonio dell’ente il valore economico degli arredi e dei lavori eseguiti». L’entità dell’arricchimento è rappresentata dal valore dei beni incamerati dall’ente che, come risulta dall’inventario redatto in contraddittorio delle parti, è pari a 719.575,81 euro, cifra che il Comune è ora stato condannato a pagare alla signora Bonato, cessionaria del credito della Cooperativa. Si aggiungono poi la rivalutazione automatica dal novembre del 2003, gli interessi e le spese processuali, per un totale di oltre un milione di euro. Il sindaco Gianluigi Mazzi dichiara: «Il Comune ha già presentato appello, in quanto assolutamente convinto che l’amministratore di allora abbia operato in ottemperanza a quanto era previsto dal contratto». E aggiunge: «Riteniamo che adesso il giudice abbia la possibilità di capire che il giudizio espresso in primo grado ha trascurato degli aspetti importantissimi, che avvalorano la scelta di allora». Per il Comune, la sentenza è arrivata come una doccia fredda: «È una situazione che non ci aspettavamo», dice Mazzi, «e abbiamo già messo a riserva un milione e 100 mila euro. Speriamo però che il Comune non sia condannato a pagare una cifra del genere, che ci costringerebbe a rivedere il piano dell’ente per i futuri investimenti». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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