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16.01.2020

Maria compie 106 anni Grande festa a Spiazzi

Maria Vanini con la gatta Briciola
Maria Vanini con la gatta Briciola

Domani, giorno di Sant'Antonio Abate, per Spiazzi sarà festa grande. Maria Vanini vedova Pavoni raggiungerà il traguardo dei 106 anni, essendo nata a Spiazzi, in località Coltri il 17 gennaio 1914. Alle 17 nella chiesa della frazione sarà celebrata una messa di ringraziamento da don Marco Zanella, cui seguirà un rinfresco sotto il portico della casa del figlio di Maria, Gastone, adiacente alla chiesa. Maria nacque nella casa dove dormì Garibaldi. Terza di sette sorelle, riuscì a frequentare la scuola fino alla terza elementare, perché, come dice lei: «Non c'era tempo di studiare». Ha vissuto in mezzo a tante tribolazioni. È nata pochi mesi prima che iniziasse la prima guerra mondiale. «Eravamo ancora piccole e i nostri genitori mi mandavano nei boschi, assieme alle mie sorelle e ad altre persone per raccogliere la legna e le foglie per il “letto” alle mucche. Quando arrivava metà di settembre», prosegue Maria, «si iniziava a raccogliere castagne e marroni. Con le mie sorelle», continua, «raccoglievamo ogni anno circa cento quintali di “marroni”». Maria Vanini fece anche la bambinaia alla signora Giulia moglie dei celebri signori Bruneri e Canella di Verona che venivano in villeggiatura a Spiazzi in estate. «Mi sono sposata», racconta Maria, «nel 1937 e ho avuto quattro figli: Carmencita, Gastone, Ugo e Wanda. Subito sono andata ad abitare nella casa dei genitori di mio marito Senatore Pavoni e l'anno dopo in affitto sulla strada Graziani. Lì vollero accamparsi, occupando le nostre camere, per ben 40 giorni, dei giovani ufficiali dell'esercito, così io e mio marito abbiamo dormito sulla paglia e a loro lavavo pure la biancheria. Ero contenta in quel periodo, perché anche se lavoravo molto, mio marito era tornato dalla Corsica al la fine della seconda guerra mondiale sano e salvo. Ma nell'autunno del 1945 avvenne la tragedia: «Senatore rimase cieco: era andato a caccia con altri cacciatori e fu impallinato. Gli entrarono quattro pallini nella scatola cranica. Questo avvenimento ha cambiato la mia vita, ma i dispiaceri mi hanno rinforzata. Quanti soldi ho speso per vedere se c'erano vie d'uscita alla sua cecità», continua Maria. «Ho dovuto farmi forza. Ho aperto prima un'osteria e poi una locanda ereditata dai miei suoceri. Ho lavorato tantissimo. Dal 2009 le forze sono calate e così i figli e la nuora Giulia mi hanno dato una mano nel portare avanti la locanda. In questi ultimi anni», conclude, «conduco una vita più riguardata. Mi alzo alle 8 e mezza e mi mettono in carrozzina perché le gambe da qualche tempo non mi reggono più». A Maria sono venuti meno la vista e l'udito ma non la lucidità. Trascorre la giornata con i suoi familiari e la gatta Briciola, guarda la televisione e riceve visite. Quando il vescovo ausiliare emerito di Verona Andrea Veggio, devoto del Santuario della Madonna della Corona arrivava a Spiazzi passava sempre a trovare la mitica «Maria» che con la sua saggezza, dispensa ancora consigli a chi glieli chiede. «Il segreto della mia longevità? Molto lavoro e movimento, finché ha potuto», risponde. •

M.F.
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