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14.12.2019 Tags: Erbé

Mancano soldi da Roma e impiegati Finita l’era dell’Unione Tartaro-Tione

Martini, sindaco di ErbèGazzani, sindaco di TrevenzuoloL’entrata dell’Unione a Nogarole Rocca nei primi anni Duemila
Martini, sindaco di ErbèGazzani, sindaco di TrevenzuoloL’entrata dell’Unione a Nogarole Rocca nei primi anni Duemila

L’Unione veronese Tartaro Tione, composta dai Comuni di Erbè e Trevenzuolo, è arrivata al capolinea. Lo scioglimento consensuale è avvenuto lo scorso novembre da parte del consiglio della stessa Unione, decretando di fatto la fine di un’alleanza fra Comuni nata per offrire migliori servizi e costi più convenienti ai cittadini. Ad annunciarlo pubblicamente è stato il sindaco Nicola Martini nell’ultimo consiglio comunale. Una storia travagliata, quella dell’Unione veronese Tartaro Tione, che nel tempo si era sgretolata passando da cinque a due Comuni che si erano accorpati per lo svolgimento di diverse funzioni. L’ente era nato nel 1998 come Unione dei 5 Comuni, costituito da Erbè, Mozzecane, Nogarole Rocca, Trevenzuolo e Vigasio che condividevano attività e servizi in un bacino di circa 27 mila abitanti. L’idea inizialmente era quella di dar vita a un super comune che si occupasse della pianificazione dello sviluppo urbanistico e dei servizi. Perciò nel 2002 venne modificata la sua denominazione che diventava l’Unione veronese Tartaro Tione. Dopo qualche anno però stava già perdendo i pezzi. Nel 2006 aveva deciso di recedere il Comune di Mozzecane a cui seguì, l’anno dopo, la retromarcia del Comune di Vigasio. Dal 2007 l’Unione ha proseguito la sua attività in tre fino al 2015 quando decise di fare un passo indietro anche il Comune di Nogarole Rocca. Quest’ultima uscita fece paventare la morte dell’ente che invece sopravvisse grazie alle decisione delle due amministrazioni di Erbè e Trevenzuolo di continuare a gestire, seppure con difficoltà, i servizi sociali, di trasporto pubblico, di pulizia municipale, di Protezione civile, la gestione del personale, dei cimiteri e la manutenzione del patrimonio. Purtroppo, nonostante lo sforzo, l’aggravio dei costi conseguenti all’uscita dei tre comuni e il consistente taglio dei fondi hanno portato allo scioglimento dell’ente. «La riduzione del personale che non era più sufficiente per svolgere il lavoro», ha riferito Martini, «e i minori trasferimenti di Stato-Regione passati dagli 800-900 milioni di lire iniziali agli attuali 30-40 mila euro hanno comportato difficoltà a coprire le spese ordinarie di gestione portando allo scioglimento dell’Unione; non c’erano più le risorse minime per mantenere in vita l’attività che non era più vantaggiosa. In futuro valuteremo la possibilità di accordi con altri comuni limitrofi». Un’alleanza durata, fra alti e bassi, oltre vent’anni. «È stata una bella esperienza in cui credevo molto», ha aggiunto. «L’Unione ha iniziato a vacillare con l’uscita dei primi Comuni e malgrado la nostra sofferenza rispetto alla perequazione richiesta e mai riconosciuta dai Comuni che avevano aree produttive, mentre Erbè restava residenziale, abbiamo sempre pensato che l’Unione potesse gestire i servizi in modo migliore». Dal primo gennaio 2020 le funzioni e i servizi saranno gestiti dai singoli Comuni che reintegreranno anche le cinque persone che lavoravano per l’Unione. Il patrimonio sarà ripartito in base alle percentuali di partecipazione dei singoli Comuni, l’immobile di Nogarole Rocca utilizzato un tempo come sede sarà venduto e il ricavato servirà per l’estinzione anticipata dei mutui. •

Lidia Morellato
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