11 dicembre 2019

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15.07.2019

Strage di Jesolo, parla la sopravvissuta. Il 26enne che li ha urtati: «Vorrei morire io»

I volti dei ragazzi morti a Jesolo
I volti dei ragazzi morti a Jesolo

Giorgia nella sua stanzetta dell’ospedale di San Donà di Piave non smette di raccontare secondi prima dell’incidente costato la vita ai suoi amici. Quegli istanti prima che l’auto, con la quale stava tornando a casa all’una e mezzo di notte dopo una serata tra amici a Jesolo, si inabissasse nel canale.

Dal suo letto Giorgia ripete che una macchina, comparsa dal buio, ha speronato la Fiesta sulla quale si trovava con Riccardo Laugeni, Leonardo Girardi, Eleonora Frasson e Giovanni Mattiuzzo, tutti di 22 e 23 anni e residenti tra San Donà e Musile di Piave, facendola uscire di strada.

La ragazza è l’unica sopravvissuta: i suoi quattro compagni si trovano qualche stanza più in là, al piano inferiore della camera mortuaria. La sua testimonianza lucida e precisa ha permesso dopo ore di indagini di arrivare al nome di un giovane romeno di 26 anni, residente in Italia dal 2012. Da stasera è in stato di fermo disposto dal pm veneziano Giovanni Gasparini per omicidio stradale plurimo e omissione di soccorso.

Il suo legale, Rodolfo Marigonda, dice che il giovane, di professione elettricista, è disperato ma inconsapevole dell’accaduto. «Ho sentito solo un colpo allo specchietto, un urto leggero - ha affermato durante l’interrogatorio - non mi sono accorto di nulla. Vorrei morire io al posto dei quattro ragazzi». Non risulta dalle prime analisi che l’automobilista fosse in uno stato alterato da alcol o droga.

 

A mettere gli investigatori sulle sue tracce era stata anche una automobilista che si era trovata a passare lungo la strada della morte pochi minuti prima dello schianto. Aveva telefonato ai carabinieri raccontando allarmata di aver incrociato sulla regionale 43 una vettura che procedeva zigzagando a folle velocità tra le corsie, dando l’esatto numero di targa.

Quando la polizia municipale ha rintracciato la Golf del romeno ha riscontrato dei segni sulla carrozzeria compatibili con quelli ritrovati sulla Fiesta dei giovani dopo essere stata estratta dai vigili del fuoco dal corso d’acqua. Sull’asfalto nessun segno di frenata, solo le tracce lasciate su un terrapieno e la lamiera contorta del guard rail sfondato.

Dalle pagine di Facebook affiora intanto la quotidianità di quelli che tutti gli amici definisco «quattro bravi ragazzi, senza grilli per la testa, che non meritavano di morire». Il papà di Riccardo è un investigatore: i colleghi lo hanno informando con discrezione degli sviluppi delle indagini e del fermo del presunto omicida. Eleonora e Leonardo erano fidanzati e in una delle foto più recenti postate in Facebook la ragazza mostrava con un sorriso l’anello con tre diamanti che il giovane le aveva regalato.

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