Zaia: «Il Covid c’è ancora e colpiti i 40enni»

VENEZIA «Ho vissuto 130 giorni qui con l’Unità di crisi e la Protezione civile: sono l’emblema dell’emergenza. Poi sono sparito dalla circolazione: vuol dire che è cambiato qualcosa no? Se no sarei qui tutti i giorni». Dopo due settimane Luca Zaia torna alle sue dirette sul virus, ma con un messaggio preciso: quello dei numeri. «Aspettiamo a vedere cosa farà il governo col decreto che scade venerdì, ma c’è da discutere su cosa sia “emergenza”: questa Fase2 è di convivenza col Covid, e oggettivamente di emergenziale non c’è altro che un’ordinaria amministrazione da coronavirus». I NUMERI. A ieri il Veneto risulta aver fatto 1,184 milioni di tamponi (ieri +4.812): «Li abbiamo sempre fatti: è l’unico vero strumento che fa una diagnosi». Ma Zaia guarda ai numeri di ieri rispetto al 18 maggio quando il decreto nazionale aprì i negozi e quasi tutto il resto. Da allora, in 70 giorni per il Veneto si parla di una media di 12-13 nuovi positivi al giorno, ben poco rispetto ai 3-400 di fine marzo-inizio aprile. Ma Zaia evidenzia che l’età media delle persone che si sono infettate «si è abbassata di circa 20 anni. Ora si è attestato sui 40 anni». Preoccupa il numero di persone in isolamento, che erano 700 un mese fa e adesso sono 2.717? «Sono comunque 1.153 in meno di quelli che erano in isolamento al 18 maggio». E da allora sono stati dimessi dagli ospedali altri 554 pazienti. E i ricoverati? Al 18 maggio erano 541, di cui 262 ancora positivi al virus, oggi sono solo 114, di cui 22 ancora infetti: il numero di persone in ospedale è calato di 427 unità, cioè il 78% in meno. E le terapie intensive? La professoressa Evelina Tacconelli di Verona ospitata a Marghera il 25 maggio, ricorda Zaia, disse che bisognava aspettare almeno metà giugno per capire cosa sarebbe successo con le riaperture. Ebbene, dal 18 maggio a ieri i malati Covid nelle terapie intensive in Veneto sono calati da 51 (di cui 22 ancora positivi) a solo 5 e tutti già negativizzati. La conclusione è chiara: l’emergenza sanitaria da coronavirus non c’è più. Ed è vero che ci sono state oltre 260 nuove vittime in 70 giorni (di cui 122 negli ospedali) ma si tratta soprattutto di persone già gravi da tempo. FOCOLAI E INDICE RT. A oggi, spiega Zaia, il Veneto conta 38 focolai, dei quali però solo la metà sono “di casa” mentre gli altri sono dovuti a persone che hanno contratto il virus altrove: «I focolai sono diminuiti fino a inizio luglio, poi l’aumento c’è stato, ma per casi stranieri: badanti, Serbia, Moldavia, Africa, Croazia. E i tanti nuovi isolamenti di persone - rimarca Zaia - sono dovuti proprio al funzionamento del sistema di difesa sanitaria: si vanno a ricostruire tutti i contatti di chi risulta positivo proprio per evitare i rischi che l’epidemia riprenda. La squadra è performante ancora di più, e questo dato non dimostra affatto che la situazione è peggiorata: è solo l’applicazione del piano di sanità pubblica». Anzi, annuncia, il Ministero «spero velocemente» modificherà il calcolo dell’indice di trasmissione “Rt” del virus nelle regioni: «Escluderà dal conteggio i focolai dovuti a persone che sono tornate in Veneto o in altre regioni portandosi dietro un virus preso all’estero, quindi da focolai nati altrove. E sia chiaro: non è questione di colore di pelle, di credo religioso, di nazionalità e di null’altro: stiamo solo parlando di virus da fermare». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Piero Erle

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