Misure anti-Covid

Ue, la mappa del contagio: in Italia il Veneto tra le zone «rosso scuro»

Il commissario Ue per la Giustizia, Didier Reynders (foto Ansa)
Il commissario Ue per la Giustizia, Didier Reynders (foto Ansa)

L’Italia è tra i Paesi Ue con alcune zone che diventano "rosso scuro", la nuova colorazione per le aree europee ad alto rischio Covid. Lo ha detto il commissario Ue per la Giustizia, Didier Reynders, anticipando i risultati di una simulazione della nuova mappa del contagio in Ue realizzata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). «Dieci-venti Paesi Ue» presentano zone ad alto rischio che passano nella categoria "rosso scuro": tra questi ci sono ampie zone del Portogallo e della Spagna e alcuni territori in Italia, Francia, Germania e Paesi scandinavi, ha detto.

Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto, insieme alla Provincia autonoma di Bolzano, sarebbero le tre regioni italiane a colorarsi di "rosso scuro" e ad essere sottoposte all’obbligo di test e quarantena per poter viaggiare nell’Ue. È quanto emerge da una prima simulazione sugli ultimi dati raccolti dall’Ecdc, risalenti al 17 gennaio scorso, e in base ai quali è stata disegnata la nuova mappa del contagio in Europa mostrata in anteprima dal commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders durante la conferenza stampa di oggi. «La nuova categoria» di rischio «si applica alle aree in cui il tasso di notifica delle infezioni di 14 giorni è di 500 o più». 

 

 

La Commissione Ue propone che tutti i viaggi non essenziali siano «fortemente scoraggiati finché la situazione epidemiologica non sia migliorata considerevolmente». Ciò riguarda specialmente le zone in "rosso scuro". Per chi viene da quelle aree, gli stati devono prevedere un test prima della partenza e una quarantena all'arrivo. «Visto che la capacità di test è aumentata, gli Stati dovrebbero usare di più i test pre-partenza anche nelle aree arancioni, rosse o grigie», scrive la Commissione nella sua proposta che aggiorna le regole sui viaggi. Chi rientra nel proprio Stato di residenza «dovrebbe invece poter fare il test appena arrivato». Le indicazioni non si applicano ai transfrontalieri, che per lavoro o motivi di famiglia passano i confini molto spesso, e ai lavoratori del settore dei trasporti. La Commissione ha deciso di presentare le nuove proposte «alla luce delle nuove varianti del virus e gli elevati numeri di contagi», e della necessità di evitare chiusure delle frontiere e divieti di viaggi diffusi.