Nuovo balzo di casi in Veneto

Zaia: «Ricoveri in lenta crescita rispetto a marzo, ma non si scherza più. Arriva l'ordinanza»

Luca Zaia in diretta, 22 ottobre
Luca Zaia in diretta, 22 ottobre

Luca Zaia torna in diretta dall'unità di crisi della Protezione Civile di Marghera sulla situazione coronavirus in Veneto.

I DATI

«Ad oggi ci sono 588 persone ricoverate in area non critica (+64) e 66 persone stabili in intensiva. Numero quest'ultimo invariato. In isolamento ci sono 13.676 in isolamento e i positivi sono 1.325 nelle ultime 24 ore. I casi attualmente positivi salgono a 12.608 (+1.175)»

 

L'ANALISI

«A differenza di marzo, vediamo una crescita lenta delle terapie intensive e dei ricoveri rispetto alle positività. Il che non significa che dobbiamo stare tranquilli, il coronavirus ci ha abituato a cambi repentini. Dobbiamo venirne fuori da questo inverno che è lungo: abbiamo 588 persone ricoverate, c'è pressione in ospedale e noi siamo attrezzati con le artiglierie pesanti. I magazzini sono carichi, abbiamo autonomia per almeno otto mesi. Noi calcoliamo di arrivare all'estate senza problemi. Le mille terapie intensive per noi sono reali, sono pronte in magazzino. Oggi siamo ancora nella seconda fascia (da 51 a 150). Quando arriveremo a 150 attiveremo dieci ospedali esclusivamente covid (Villafranca di Verona tra queste, ndr). Il rapporto è 1 ricoverato a 9 è in intensiva. Dobbiamo tenere d'occhio questo rapporto».

 

ORDINANZA

«Non vi anticipo misure perché non le ho definite, ma nei prossimi giorni emetterò un'ordinanza con prime restrizioni, non preclusive per le attività, ma per creare meno assembramenti. Crescono i contagi, crescono alla grande, dobbiamo stare attenti. Non voglio spaventare nessuno ma dico che siamo entrati nella fase X, non si scherza più e il naso va messo dentro la mascherina».

 

PERSONALE

«Abbiamo perso circa 200 medici in 10 anni. Il tema dei medici è il vero tema: mancano i medici, 56mila in Italia 1.300 circa in Veneto. Abbiamo stanziato borse di studio ma c'è un imbuto nella formazione e un inserimento farraginoso in ospedale rispetto ai colleghi del resto d'Europa. Resto dell'idea che i medici una volta laureati devono entrare in corsia, non sono contro le specialità, ma vanno messi in condizione di lavorare. Stiamo assumendo infermieri ma sono spesso persone che passano dalle Rsa o strutture private. Rispetto ai medici chiederemo che si formalizzi la possibilità di fare corsi brevi per intensivisti perché abbiamo le intensive ma non il personale»

 

SINTOMATICI

«Oggi la sfida è creare dei protocolli di cura efficienti per la terapia domiciliare nei primi giorni di malattia perché è quello che ci evita l'ospedalizzazione. Non parlo solo del cortisone ma anche di altri principi attivi che sono stati messi in discussione. Fondamentale capire che con tanti positivi ci saranno tanti malati lievi che dovremo curare a casa. Un positivo genera 20 contatti e 20 tamponi, voi capite che oltre un certo  limite non si può andare. Se tutti domani mattina andassimo a prendere tutti i soldi che abbiamo in banca, il sistema bancario collasserebbe»

 

TAMPONI

«Vorrei chiarire che la quota dei tamponi non è mai diminuita, ne facciamo 25-30mila al giorno. Chi dice che quest'anno non  ne facevano dice una falsità. Mai fermati, semplicemente trovavamo meno positivi. E la dimostrazione è lo screening sugli operatori sanitari e cono controllati ogni settimana dove, stabile il numero dei controlli aumentano i positivi, ma è normale perché essendo il coronavirus un virus influenzale, in estate si è attenuato»

 

CONTACT TRACING

«Noi l'applicazione per il contact tracing non l'ho mai attivata perché non volevamo entrare in collisione con Immuni, ma si tratta di una applicazione per tenere il contatto digitale con i positivi, una piattaforma nella quale sappiamo che tutte le mattina fanno una sorta di check in digitale per dieci giorni. Siamo già in grado di fare tutto questo ma ci pongono problemi di privacy. Però di questo ne voglio discutere con il Governo»