Vicenza

La vacanza a Rimini prenotata online è un bidone: sei amici truffati

Un’affollata spiaggia di Rimini, meta della settimana di ferie dei sei giovani vicentini
Un’affollata spiaggia di Rimini, meta della settimana di ferie dei sei giovani vicentini
Un’affollata spiaggia di Rimini, meta della settimana di ferie dei sei giovani vicentini
Un’affollata spiaggia di Rimini, meta della settimana di ferie dei sei giovani vicentini

Quando sono arrivati, dopo ore di viaggio, davanti alla palazzina di via Parisano, a due passi dal mare, hanno compreso che qualcosa non tornava. Dopo aver suonato i campanelli, dopo aver cercato invano di contattare Antonio Amato, hanno capito di essere stati raggirati. Hanno passato la prima notte in strada, hanno sporto denuncia, e infine si sono organizzati per non tornare a casa. 

 

Sei ragazzi vicentini sono stati vittime di un raggiro da vacanza. Avevano prenotato un appartamento al mare a Rimini, su internet, avevano pagato la caparra ricaricando la postepay di quello che ritenevano il proprietario e quando sono arrivati hanno scoperto che il loro tricamere con vista spiaggia non esisteva. Il venditore non era più contattabile, e allora hanno compreso di essere stati ingannati. Ci hanno rimesso 100 euro a testa, oltre ovviamente alle nuove spese.

 

I fatti risalgono al 3 luglio scorso. Sei ragazzi, fra i 20 e i 23 anni, quattro maschi e due femmine, di Vicenza e Costabissara, si erano organizzati per passare sette notti lungo la Riviera romagnola. Per risparmiare, all’inizio di giugno, avevano iniziato a cercare qualche offerta su internet, e alla fine avevano trovato quello che pareva fare per loro: un appartamento con tre camere, a poche centinaia di metri dal mare, a 1.200 euro per una settimana. Si erano subito messi in contatto con chi aveva postato l’annuncio su subito.it, tale Amato, di Bologna; si erano fatti mandare le foto (risultate poi false, prese chissà da dove) e avevano pagato in fretta la caparra, con un bonifico sulla postepay, pari a metà del prezzo concordato. Il resto lo avrebbero consegnato all’arrivo: avrebbero dovuto suonare al campanello “Amato”, al piano terra del palazzo: il loro appartamento era al primo piano.

 

«Quando siamo arrivati - racconta Andrea Rigon, una delle vittime -, dopo aver viaggiato in treno e avere scarpinato fino a via Parisano con borsoni e valigie abbiamo trovato la palazzina ma nessun campanello con scritto “Amato”. Abbiamo chiesto, ma gli appartamenti sono di proprietà o erano già affittati. Nessuno ci aspettava, e l’altro aveva il telefono disattivato». 

 

La prima notte l’hanno passata in stazione a bighellonare. L’indomani hanno trovato posto in albergo, per una notte, e quindi si sono dati da fare affittando un altro appartamento per 1.400 euro. «Purtroppo siamo comunque dovuti rientrare la domenica, ma siamo riusciti a trascorrere qualche giorno di divertimento e relax». I sei hanno sporto denuncia alla polizia locale, ma chissà se Amato è il nome vero. «Siamo stati ingenui, avremmo dovuto battere altre strade, più sicure, o contattare siti referenziati. Peccato».

Diego Neri

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