La polemica

L'app Immuni non funziona in Veneto: «Zaia chieda scusa e dia spiegazioni»

L'app Immuni
L'app Immuni

È una corsa che per ora non rallenta quella dei contagi Covid in Veneto, che oggi registra il dato più alto, +657 positivi, da quando si è giunta la seconda ondata. Gli infetti dall’inizio dell’epidemia salgono a 32.973, mentre per fortuna sono stabili i decessi, 2.226. Intanto scoppia la polemica legata alla mancata implementazione da parte delle Usl dei dati sulla app Immuni, che finora, quindi, non avrebbe funzionato in Veneto.

 

Un «buco» nella piattaforma informatica di inserimento dei codici dei positivi al tampone - per consentirne il tracciamento - che verrà risolto, ha precisato la Direzione Prevenzione della Regione, nel giro di pochi giorni. Su questo però i 5 Stelle, con la deputata Francesca Businarolo, sono andati all’attacco del governatore Zaia: «534 mila veneti presi in giro. Zaia dia spiegazioni sulla mancata attivazione di Immuni in Veneto, anziché adottare il trucchetto di far vedere quanto è bravo a risolvere i problemi che lui stesso ha creato» ha affondato Businarolo.

 

«Perchè l’app Immuni non è attiva in Veneto? È il più grave errore di gestione sanitaria, Zaia chieda scusa e spieghi perché». Lo chiedono con un’interrogazione al ministro della Sanità i senatori del Pd Vincenzo D’Arienzo e Andrea Ferrazzi. «L’App Immuni - spiegano - è stata scaricata da oltre 534mila veneti, secondo i dati del Ministero della Salute. Il Veneto è la quarta regione per numero di download, dietro a Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna a dimostrazione che i veneti hanno compreso l’importanza di questo mezzo. Ma non tutti, a quanto pare. Quanto denunciato circa la non attivazione della App, ovvero l’impossibilità in tutta la Regione di condividere i dati che ha tracciato via bluetooth è il più grave errore di una gestione sanitaria che a parole viene declinata come la migliore, ma che, salve le capacità di tutti gli operatori sul campo, in realtà presenta buchi e deficienze che mettono a rischio la salute delle persone a causa delle scelte politiche che la governano».

 

«Con un’interrogazione urgente abbiamo chiesto l’immediato intervento del Ministro alla Salute per chiarire cosa sia accaduto. Ad essere gabbati - concludono i senatori Pd - non sono solo coloro che l’hanno scaricata, ma tutti i veneti che giornalmente subiscono le conferenze a reti unificate di Zaia e poi si trovano scoperti su uno strumento così importante per contrastare la diffusione dei contagi. Una sottovalutazione che può mettere a rischio la salute di tanti. Zaia chieda scusa e, soprattutto, metta una pezza a questo grave errore», concludono i senatori Pd.

 

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Da parte sua, il presidente veneto mantiene il punto sul problema scuola-trasporti, ribadendo la sua proposta, avanzata al Governo dalla Conferenza delle Regioni, di didattica a distanza alle superiori per alleggerire i mezzi sovraffollati. Per Zaia - che dopo la ministra Azzolina ha raccolto il no anche dell’Associazione nazionale dei Presidi - si tratterebbe di mettere a punto un piano preventivo «per fare formazione a distanza alternata a lezioni in presenza con i ragazzi più grandi, dai 16 anni in su». Una modalità, ricorda il Governatore, che già faceva parte delle linee guida sulla scuola elaborate a luglio dal Veneto, in seguito mutuate da tutte le Regioni.

 

Nel frattempo c’è da monitorare attentamente la pressione che i nuovi casi rispetto alla tenuta degli ospedali. E il dato positivi di oggi, pur in presenza di un boom di infetti, è un leggero calo nei numeri dei ricoverati, 359 (-3), e dei pazienti nelle terapie intensive, 40 (-1). Rispetto ad un mese fa però c’è stato un raddoppio: il 14 settembre il Veneto aveva 151 persone ricoverate nei normali reparti, e 20 nelle terapie intensive.

 

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