Nel Vicentino

Anni di lotta e di coraggio: Daniela sconfigge il tumore e diventa mamma

Si chiama Angelo perché la sua nascita è stata un vero miracolo. E il nome di questo bimbetto biondo, paffutello e con gli occhi svegli non poteva essere più azzeccato. Angelo è stato per mamma Daniela D’Antoni e papà Marco Zizzola la realizzazione del loro più grande sogno, una vittoria della speranza e del coraggio e un traguardo della scienza, grazie alle cure innovate dell’Istituto oncologico veneto di Padova.

Daniela D’Antoni, 42 anni, siciliana d’origine, ma da tempo bassanese, cinque anni fa si è ammalata di tumore al seno, e i medici dello Iov hanno scoperto che era portatrice della mutazione Brca1 (la cosiddetta mutazione “Jolie” dal cognome dell’attrice Angeline Jolie, che a scopo prevenivo si è sottoposta a doppia mastectomia).

Per Daniela l’inizio di un calvario. «La diagnosi del cancro è avvenuta tre mesi dopo il matrimonio - racconta tutto d’un fiato - . Ho fatto la chemioterapia e quindi la mastectomia bilaterale e sono stata arruolata dallo Iov in un innovativo protocollo immunoterapico. Ma io e mio marito avevamo un progetto al quale non volevamo assolutamente rinunciare: avere un figlio. Mi sono sottoposta quindi a un intervento di oncofertilità, una annessiectomia bilaterale per mettere in sicurezza le ovaie, eseguita allo Ieo di Milano in un percorso in tandem con Padova. E mai finirò di ringraziare il dottor Fernando Bozza dello Iov , il professor Michele Gangemi del Policlinico di Padova e tutti i medici e sanitari che mi hanno seguita e sostenuta. Senza di loro forse non sarei qui a raccontare la mia storia e a parlare di Angelo. Mi hanno salvato la vita e ho potuto avere un figlio».

Quattordici mesi fa grazie alla procreazione medicalmente assistita infatti è nato Angelo. «Questo nome - riprende commossa Daniela – rappresenta quello che è per noi. Inoltre mia mamma e il nonno paterno si chiamano Angelo e Angela. Non potevamo certo sceglierne un altro». 

Daniela continua a essere sottoposta a controlli ogni sei mesi, ma la sua vita è normalissima, segue la famiglia e il suo lavoro di legal advisor alla Vitec Imaging Solutions. «Non bisogna perdersi d’animo – è il suo insegnamento - Bisogna essere positivi, aiuta se stessi e gli altri. E fa bene parlare di quello che si sta vivendo senza remore e condividere le esperienze. Sono contenta se raccontare la mia storia può servire a qualcuno per far capire che ce la si può fare. È stato un percorso impegnativo e difficile, ma Marco continuava a dirmi «dai che ce la facciamo». È stato molto importante per me avere vicino lui, i miei famigliari, i miei colleghi, che sono stati fantastici». 

«Il tumore – sottolinea Patrizia Benini, direttore generale dello Iov – si combatte a più livelli, parentale, medico, umano. Quella di Daniele, Marco e Angelo è una bellissima storia di condivisione e di speranza. Domani (oggi per chi legge) è la Giornata internazionale dei sogni. Quale testimonianza migliore di questo sogno realizzato? Angelo ci insegna che il modo migliore per anticipare il futuro è crearlo».

L’alto rischio di malattia oncologia nelle donne portatrici della mutazione generica Brca1 e 2 è una problematica venuta alla ribalta nel 2013 quando l’attrice Angelina Jolie (portatrice sana di Brca1) ha comunicato al mondo la sua scelta di sottoporsi a una serie di interventi per la riduzione dei rischi. Negli ultimi anni la richiesta e l’esecuzione del test per l’identificazione delle mutazioni è aumentata esponenzialmente, anche per la possibilità di utilizzo di nuove terapie oncologiche mirate, che hanno cambiato la prognosi delle pazienti. Lo Iov e la Rov (Rete oncologica veneta) hanno sviluppato percorsi multidisciplinari di alto livello riconosciuti anche a livello internazionale. 

 

Marina Zuccon

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