Il caso

Johnson & Johnson: «Non siamo in grado di garantire tutte le dosi di vaccino previste»

(ANSA) - ROMA, 09 MAR - Vicinissimo al traguardo dell’approvazione europea, attesa per l’11 marzo, il colosso farmaceutico Johnson & Johnson gela a sorpresa gli Stati Ue: c’è il rischio che le dosi di vaccino anti-Covid pattuite possano essere tagliate. La notizia non è ufficiale ma rappresenta sicuramente, se confermata, una nuova doccia fredda per l’Europa, dopo i ritardi di consegne già registrati con AstraZeneca e Moderna e che si stanno ora recuperando. Dati che preoccupano, considerando che una stima riferita dal direttore della prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, vedrebbe un ritorno alla normalità fra 7-13 mesi solo riuscendo a vaccinare 240mila persone al giorno. Come hanno riferito fonti Ue all’agenzia Reuters, J&J ha comunicato all’Unione Europea di avere problemi di approvvigionamento che potrebbero complicare i piani per fornire 55 milioni di dosi del suo vaccino nel secondo trimestre dell’anno. La scorsa settimana la stessa J&J ha dichiarato all’Ue di avere problemi nel reperimento dei componenti del vaccino. Una parziale rassicurazione, commentando il possibile ritardo di J&J, arriva però dal commissario Ue per il Mercato interno Thierry Breton: «Se un’azienda ha un problema di produzione non significa che l’intero programma vaccinale è in pericolo». Ed ancora: «Non sono preoccupato sul target» di produzione «che abbiamo per il secondo trimestre - ha detto -. Sappiamo che qualcuno farà meglio e qualcuno sarà in ritardo, ma mi impegnerò personalmente in modo ufficiale con Johnson& Johnson dopo l’approvazione dell’Ema». Ferma la posizione italiana, attraverso le parole del ministro delle infrastrutture e mobilità sostenibili Enrico Giovannini: «Intanto vediamo se la notizia è confermata. Il presidente Draghi ha assunto una posizione molto molto forte - ha sottolineato - inizialmente criticata da qualche paese, ma poi sostenuta dall’Ue. Credo che anche in questo caso l’Ue pretenderà non solo il rispetto dei contratti ma un impegno straordinario per accelerare al massimo la campagna di vaccinazione».

 

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Un vaccino, quello della multinazionale J&J - le cui consegne dovrebbero cominciare ad aprile, con l’impegno a fornire 200 milioni di dosi entro il 2021 - che presenta dei vantaggi non da poco. È infatti efficace con una dose unica e non necessita di grosse catene del freddo, perchè può essere conservato in un frigorifero comune. Sullo sfondo, restano comunque i problemi di produzione legati ai vaccini. Per questo si stanno intensificando gli accordi di collaborazione tra Big Pharma, con l’obiettivo di unire le forze per aumentare i quantitativi di dosi sul mercato. L’ultima alleanza - dopo quelle Bayer-Curevac, Novartis-Pfizer, AstraZeneca-Biologika e Sanofi-BioNTech - è quella nata tra Baxter e Moderna. Baxter aiuterà Moderna a produrre da 60 a 90 mln di dosi nel 2021. Intanto, una buona notizia arriva sul fronte del contrasto alle varianti del virus SarsCov2. Il vaccino Pfizer-BioNTech, secondo uno studio della University of Texas con esperimenti di laboratorio, mostra un’alta capacità di neutralizzare le varianti inglese e brasiliana. Si osserva inoltre una efficacia «robusta ma inferiore» anche per la variante Sudafricana. Proprio il contenimento delle varianti, ha sottolineato oggi in audizione in commissione Sanità il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, è ora più che mai fondamentale per proteggere la campagna vaccinale. Le vaccinazioni vanno però aumentate e grazie ad un nuovo modello matematico messo a punto dall’Iss e la Fondazione Bruno Kesler si è stimato quando sarà possibile il ritorno alla normalità: «Se assumiamo che il vaccino protegga dall’infezione e che la protezione duri almeno per 2 anni, vaccinando 240.000 persone al giorno - ha affermato Rezza - riusciremo in 7-13 mesi a tornare alla normalità». In arrivo inoltre, nuove raccomandazioni sui gruppi target a cui offrire con priorità la vaccinazione anti-Covid a fronte della maggiore disponibilità di vaccini. Potrebbero essere inclusi anche caregiver, genitori di bambini immunodepressi e ospiti di comunità.

Matteo Correra