Lotta al covid

Austria verso il Green pass per il lavoro (ma con test gratuiti)

Il palazzo del cancelliere a Vienna
Il palazzo del cancelliere a Vienna
Il palazzo del cancelliere a Vienna
Il palazzo del cancelliere a Vienna

In Austria è in vista l’obbligo di Green pass sul posto di lavoro, ma con test gratuiti nelle aziende. Lo prevede un accordo raggiunto dal governo, formato da popolari Oevp e verdi, con i socialdemocratici Spoe. L’ostruzionismo del più grande partito di opposizione avrebbe potuto bloccare l’iter legislativo. In Austria non si parla di Green pass, ma di modello 3G, che sta per «gimpft, genesen, getestet» (vaccinato, guarito, testato). Dovranno sottoporsi a test regolari coloro che non sono vaccinati e che lavorano con altre persone. I test nelle aziende resteranno gratis anche dopo il 30 ottobre. Ancora da chiarire se ci sarà anche l’obbligo di indossare la mascherina sul posto di lavoro.

 

In Serbia invece, dove la situazione epidemiologica resta molto critica con un alto numero di contagi e decessi, il governo ha annunciato l’obbligo del pass vaccinale nelle ore serali per ristoranti, caffè, bar e altri locali al chiuso. Parlando al termine di una nuova riunione dell’unità di crisi per la lotta al covid, la premier Ana Brnabic ha detto che la misura restrittiva entrerà in vigore dal 23 ottobre e varrà dalle 22 in poi, l’ora di maggiore affollamento dei locali.

Gli stranieri dovranno presentare il pass europeo o quello dei Paesi con cui la Serbia ha un accordo sul reciproco riconoscimento dei certificati vaccinali. Il pass, ha precisato la premier, potrà essere cartaceo o digitale e con esso si potrà dimostrare l’avvenuta vaccinazione, o un test molecolare negativo non anteriore a 72 ore, un antigenico non anteriore a 48 ore o la guarigione dal covid non anteriore a sette mesi. La situazione, ha osservato, è catastrofica, con una campagna vaccinale che procede molto a rilento e la popolazione che non mostra interesse all’osservanza delle misure di prevenzione anticovid. Con la prima dose, ha detto, è stato vaccinato il 54,6%, con la seconda appena il 52,5%, mentre quasi il 15% ha ricevuto la terza dose. Nelle terapie intensive, ha aggiunto, oltre il 90% dei pazienti non è vaccinato, e a contrarre il contagio sono ora anche tanti giovani e ragazzi. L’ultimo bilancio diffuso ieri per la Serbia parlava di 7.664 contagi e 57 decessio nelle 24 ore, con il Paese balcanico che resta ai primi posti in Europa per incidenza di casi du 100 mila abitanti.