Arrestato a Parigi lo zio di Saman, la pakistana scomparsa. Tradito da un neo

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Danish Hasnain, zio di Saman (foto Ansa, da Facebook)
Danish Hasnain, zio di Saman (foto Ansa, da Facebook)
Danish Hasnain, zio di Saman (foto Ansa, da Facebook)
Danish Hasnain, zio di Saman (foto Ansa, da Facebook)

Lo zio di Saman Abbas, Danish Hasnain, è stato arrestato questa mattina in periferia di Parigi. Il pachistano è stato bloccato dalla polizia francese, in esecuzione di un mandato di arresto europeo, rintracciato in collaborazione con i carabinieri del nucleo investigativo di Reggio Emilia.

Non aveva documenti con sé quando è stato controllato, ma Danish Hasnain sarebbe stato riconosciuto e quindi tradito da un neo sul volto. Per arrestare lo zio di Saman Abbas la polizia francese, che opera d’intesa con i carabinieri di Reggio Emilia, ha fatto irruzione in un appartamento della periferia di Parigi, dove il pachistano indagato per l’omicidio della nipote diciottenne si trovava con alcuni connazionali, estranei all’accaduto. A quanto pare avrebbe contribuito a individuarlo nella capitale francese l’utilizzo di profili social, con utenze non a lui riconducibili.

 

Hasnain è uno dei cinque parenti della 18enne indagati per l’omicidio. Uno dei cugini, Ijaz, è stato arrestato in Francia il 21 maggio. La giovane Saman si era ribellata a un matrimonio forzato in patria ed è scomparsa da Novellara dal 30 aprile.

 

Lo zio Danish Hasnain è considerato l'esecutore materiale del delitto. Il pomeriggio del 30 aprile a casa della famiglia Abbas, a Novellara, ci fu una riunione e si parlò di come far sparire il cadavere di Saman, smembrandolo. Il dettaglio è emerso dalle dichiarazioni, durante l'incidente probatorio, del fratellino della ragazza, scomparsa quella sera e che si pensa sia stata uccisa dai familiari che non accettavano il suo comportamento, iniziato con il rifiuto di un matrimonio combinato in Pakistan.

All'incontro nella casa c'erano anche lo zio Danish Hasnain e un altro parente. Un partecipante, ha raccontato il fratello, «ha detto: io faccio piccoli pezzi e se volete porto anch'io a Guastalla, buttiamo là, perché così non va bene». Il cadavere di Saman, dopo due mesi di ricerche tra i campi e le serre del Reggiano, non è mai stato trovato, ma gli inquirenti, i carabinieri e la Procura di Reggio Emilia, non hanno dubbi sul fatto che sia stata uccisa. Una cruciale testimonianza in tal senso è proprio quella del fratello, che ha accusato lo zio Danish.

Fino ad oggi, con l'arresto di Hasnain, l'unico indagato ad essere stato preso era stato Ikram Ijaz, 28 anni. È un cugino di Saman, ed era stato bloccato a maggio a Nimes, mentre stava andando, a bordo di un pullman, dalla Francia alla Spagna. Altri tre familiari sono al momento latitanti: un altro cugino e i due genitori della ragazza, tornati in Pakistan il primo maggio.

 

Dopo aver identificato Danish Hasnain da alcune caratteristiche del volto, in particolare un neo, è stato fatto l’esame delle impronte digitali: «Con i rilievi dattiloscopici si è chiuso il cerchio certi che è lui», ha spiegato la procuratrice di Reggio Emilia Isabella Chiesi. Non si esclude che in Francia possa trovarsi anche Nomanhulaq Nomanhulaq, cugino della diciottenne, pure lui latitante e indagato. Sempre in Francia era stato infatti bloccato Ikram Ijaz, finora l’unico indagato ad essere arrestato, a Nimes, a fine maggio.

L’arresto di Danish Hasnain, per la procuratrice Chiesi, è «fondamentale perché ci consentirà di avere una versione dei fatti, sempre che la voglia rendere, delle indicazioni anche su dove si trova il corpo di Saman». Dal momento che il cugino Ikram Ijaz è già in carcere, la procuratrice ha parlato della possibilità di «mettere nel caso a confronto le versioni dei fatti» dei due indagati. In base agli accertamenti fatti su Hasnain, «riteniamo che fosse la mente di questo progetto criminoso pazzesco».

 

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