L'INTERVISTA INTEGRALE

Sisti, astro nascente del Carroccio: «La Lega è una grande famiglia. La sfida? Recuperare il consenso»

Parla la neo-segretaria del Carroccio provinciale dopo la svolta di domenica al congresso: così ha superato l'ala salviniana
Roberta Sisti, sindaco di Torbole casaglia e neo-segretario della Lega per la provincia di Brescia (foto OnlyCrew)
Roberta Sisti, sindaco di Torbole casaglia e neo-segretario della Lega per la provincia di Brescia (foto OnlyCrew)
Lega Brescia: intervista alla neo-segretaria Roberta Sisti

Reduce da un congresso di partito infuocato, ecco la leghista Roberta Sisti ospite a Bresciaoggi. La sindaca di Torbole Casaglia è appena stata eletta segretaria provinciale del Carroccio bresciano: ha superato, nel confronto interno, l'esponente dell'ala salviniana. Introdotta dal vicedirettore Alberto Bollis e intervistata da Giuseppe Spatola, ecco l'estratto video della sua intervista.

QUI L'INTERVISTA INTEGRALE DI GIUSEPPE SPATOLA

Una laurea all’Accademia di belle arti di Milano, l’esperienza come comunicatore per aziende private poi l’avventura politica che l’ha portata ad essere prima il sindaco di Torbole Casaglia centrando anche il bis, quindi consigliere provinciale. Ora Roberta Sisti è diventata, a sorpresa, segretario provinciale della Lega.

Lei è la prima donna a guidare il Carroccio Bresciano: cosa preferisce? Segretario o segretaria?

Sono semplicemente solo la prima donna segretario, così tagliamo la testa al toro...

Il congresso che ha vinto domenica è stato una sorpresa per tutti: convocato in pochi giorni a ridosso di decisioni importanti. Si aspettava un simile successo, sospinto orgogliosamente dalla base del partito e dagli amministratori?

È stata una sorpresa la mia candidatura. Il congresso è stato convocato in dieci giorni ed era inaspettato. In realtà una mattina è arrivata una mail che ci convocava per la settimana dopo per organizzare e fare campagna. La vera sorpresa quindi non è la vittoria, ma sapere che il candidato non sarebbe stato unico. Il mio impegno è servito per garantire l’alternativa democratica ad Alberto Bertagna.

Lei parla di democrazia, ma per altri il doppio candidato è stato uno strappo. Come si potrà ricucire il partito per ripartire?

Non è uno strappo visto che con Bertagna personalmente ho sempre lavorato in squadra e collaborato. Abbiamo fatto un percorso insieme ma è normale che senza preavviso il candidato unico imposto fosse percepito dalla base come quello che la Lega non avrebbe digerito. I nostri militanti si aspettano condivisione.

Lei ha quindi raccolto una certa insofferenza da parte della base?

Per ripartire c’è spazio. La Lega è una grande famiglia che in passato ha vissuto momenti di bassi per poi rialzarsi. Quando eravamo al tre per cento io ho conquistato il mio Comune dove la Lega non aveva mai vinto. Oggi abbiamo una grande sfida che è quella di recuperare il consenso che ci appartiene storicamente. Non dico il 34 per cento, ma percentuali maggiori di quelle prese a livello nazionale il 25 settembre. Non siamo più la Lega Nord ma siamo Lega Salvini Premier. Il progetto è nazionale e dobbiamo lavorare in funzione di questo.

Ma i suoi avversari per screditarla agli occhi della militanza hanno usato più volte l’aggettivo «nordista». Guardare al nord, quindi, nella Lega di oggi è peccato. Come si può governare un partito ora squassato da correnti?

Gestiremo il dialogo come si è sempre fatto nei partiti che hanno differenti correnti. Ma la Lega è un partito unico identitario con principi chiari. Il Comitato Nord non è separato dalla Lega. Siamo tutti militanti che remano nella stessa direzione.

Scorrendo i nomi del direttivo si trovano diversi sindaci del territorio, testimonianza di un sostegno nato dal territorio...

Noi siamo il sindacato del territorio e torneremo ad esserlo sempre di più e con maggiore forza. Partiamo appunto dai sindaci e dagli amministratori locali. Io sono di parte come sindaco, ma i nostri amministratori sono la nostra forza. Penso all’esperienza di Renato Pasinetti, Igor Zacchi, Camilla Gritti e Marco Togni solo per citarne alcuni con il sindaco di Quinzano Lorenzo Olivari. Sono stati loro il vero motore di questa rivoluzione leghista.

Ora è tempo di lavorare per Broletto, regionali e Loggia. La Lega come si approccerà a Fratelli d’Italia? Sarà subalterna o paritaria nelle decisioni?

Ciascuna sfida è diversa dall’altra. Ma la Lega non sarà subalterna a nessuno. In Broletto voteranno gli amministratori e noi ne abbiamo di veramente bravi. Lavoreremo in continuità con quello che è stato definito il lodo Galperti. Subito dopo ci occuperemo della Regione. Come segretario mi piacerebbe avere candidati che vengano dal territorio e che siano espressione della base così come chiesto dai militanti. Per il Comune di Brescia che dire: abbiamo il candidato giusto. Fabio Rolfi è l’unico capace, maturo, strutturato e con una bella squadra. Vediamo cosa faranno le altre segreterie. Ma non credo possano far altro che sostenere Rolfi e tornare a vincere nella Leonessa dopo 10 anni di governo di sinistra.

Con la sua vittoria ha fatto rumore visto che ha sconfitto un candidato comunque della continuità. Brescia è provincia cerniera, servirà a spronare anche il Veneto alla «ribellione»?

Non è ribellione ma rimettere l’accento sui nostri valori. L’autonomia non stride con il progetto nazionale. Anzi. L’autonomia e il federalismo per noi sono fondamentali. Ci impegneremo per mettere in atto tutte le azioni possibili per tenere alta la tensione su questi valori fondanti del partito leghista. Con il ministro Calderoli al governo credo proprio che riusciremo a ottenere quello che inseguiamo dai tempi di Bossi e Maroni.

Quale sarà il primo provvedimento che prenderà da segretario provinciale?

Sicuramente daremo valore a tutte le militanze. L’idea è quella di ripartire dalla base. Ad esempio penso che se un leghista è sindaco non può non essere un militante. Ci sono molte tessere che dovranno essere restituite ed altre che dovranno essere date. Torneremo ad essere Lega vicina al territorio, presente con i gazebo e coinvolgente per ognuno dei sostenitori. Non si può pensare di essere sindacato del territorio se non si vive al fianco del territorio. Ecco il mio mandato sarà proprio in questo senso: la Lega della base per ritrovare l’altezza dell’impegno civico e appassionato. I leghisti sono così: una famiglia che va nutrita ogni giorno con passione e speranza. 

Giuseppe Spatola