L’allarme per poveri e disagiati «Subito aiuti dalle Fondazioni»

Un senzatetto. I poveri e i disagiati sono le prime vittime del virus
Un senzatetto. I poveri e i disagiati sono le prime vittime del virus

La morte a causa del Coronavirus colpisce senza distinzione di censo. Da chi ha di più a chi ha di meno, o nulla. Il “dopo” però, per i danni pesantissimi all’economia e quindi al lavoro, per qualcuno sarà più difficile che per altri. Come le persone anziane fragili, non abbienti, e anche per i loro familiari che li assistono, da soli o con badanti. O quelle con disabilità, minori in difficoltà. Uomini e donne, anche immigrati e senza fissa dimora, che già vulnerabili potrebbero sprofondare in forme di povertà e deriva totale. Per questo, «bisogna cogliere l’occasione per modificare l’agenda delle politiche sociali, anche a livello locale, con interventi specifici, sul territorio, perché bisogna evitare che una epidemia virale si trasformi in una tragedia sociale». È quanto dice il sociologo Maurizio Carbognin, già direttore generale del Comune di Verona, insieme a vari esponenti di gruppi, associazioni, anche di sindacalisti, riuniti nell’Osservatorio sulle disuguaglianze a Verona. Che in un documento lancia un appello al mondo politico-amministrativo e finanziario, per il post emergenza. «Il Coronavirus non è “a livella” di Totò», spiega Carbognin, presidente dell’Osservatorio. «Esso colpisce tutti e non fa distinzioni: muoiono l’architetto famoso e la vecchietta in casa di riposo, l’operatore del 118 e la commessa del supermercato. Ma i suoi effetti non sono uguali per tutti, soprattutto quando ci troveremo a vivere le conseguenze economiche e sociali della pandemia». L’Osservatorio, costituito poco prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria, sottolinea che le organizzazioni del Terzo Settore, «un’infrastruttura sociale fondamentale della nostra comunità, in una situazione di crisi come questa rischiano il collasso e vanno aiutate. Nel documento dell’Osservatorio si dice tra l’altro che «le Fondazioni filantropiche e di origine bancaria possano collaborare con gli enti del Terzo Settore in un modo nuovo e innovativo. Possono offrire agli enti del Terzo Settore proroghe non onerose, liquidare la totalità del finanziamento dei progetti approvati anticipando ex ante e non a saldo, ex post a rendicontazione avvenuta, semplificare gli oneri di rendicontazione e reportistica». Ma, si aggiunge nel documento, «le Fondazioni possono anche buttare il cuore oltre all’ostacolo e aumentare i finanziamenti alle missioni e alle organizzazioni (core support), predisporre finanziamenti flessibili e non vincolati ad attività e progetti da dedicare alla copertura dei costi correnti (stipendi, affitti, costi di struttura) e a sostenere creatività e resilienza, possono offrire fondi di garanzia o di accantonamento. La Fondazione Cariverona ha già deliberato un fondo di intervento straordinario. Altri soggetti lo possono fare». I firmatari del documento sono soci dell’Associazione Osservatorio sulle disuguaglianze a Verona e membri del Consiglio direttivo. Oltre a Carbognin, sociologo, ci sono Pietro Carradore, presidente provinciale dell’Auser Verona; Chiara Castellani, presidente di Energie Sociali scarl; Massimo Castellani, segretario della Cisl di Verona; Stefano Facci, segretario della Cgil di Verona; Carlo Melegari, del Cestim (Centro studi immigrazione); Lucia Perina, segretaria della Uil di Verona; Gabriella Poli, del Centro Servizi Volontariato; Massimo Valsecchi, medico, già direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss di Verona; Orazio Zenorini, di Scaligera Formazione. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.G.

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