IN TRIBUNALE

Discriminata perché lesbica: il Comune ora deve risarcirla

La Corte d'Appello di Brescia ribalta la sentenza di primo grado accogliendo il ricorso della dipendente a cui non era stato rinnovato l'incarico di capoarea dell'Ufficio Tecnico
Il Comune di Calcinato  oltre a risarcire la dipendente è stato condannato a pagare le spese legali della donna
Il Comune di Calcinato oltre a risarcire la dipendente è stato condannato a pagare le spese legali della donna
Il Comune di Calcinato  oltre a risarcire la dipendente è stato condannato a pagare le spese legali della donna
Il Comune di Calcinato oltre a risarcire la dipendente è stato condannato a pagare le spese legali della donna

«Va dunque accertato il carattere discriminatorio della condotta del Comune che, dopo l’unione civile di Federica Lombardo con un’altra dipendente dell’ente, ha trattato la dipendente diversamente da come ha trattato gli altri dipendenti nella sua stessa situazione per quanto attiene all’assegnazione delle posizioni organizzative, privandola dell’incarico di responsabilità dell’Ufficio tecnico e assegnando l’incarico ad altra dipendente».

La responsabile dell'Ufficio tecnico aveva denunciato l'ente

È questo uno dei passaggi della sentenza con cui la sezione Lavoro della corte d’appello di Brescia, ribaltando la decisione del giudice di primo grado, ha condannato il Comune di Calcinato a risarcire (riconoscendole anche gli incentivi del 2020) Federica Lombardo, la responsabile dell’Ufficio tecnico che aveva denunciato l’ente per non averle rinnovato l’incarico a causa del proprio orientamento sessuale e dell’unione civile contratta nel 2020 con la sua compagna, Luisa Zampiceni, anche lei dipendente del Comune bassaiolo (era comandante della Polizia locale) e a cui non sarebbe stato rinnovato l’incarico per lo stesso motivo.

Il Comune dovrà pagare anche le spese legali

Il Comune di Calcinato oltre a versare il risarcimento, alcune decine di migliaia di euro, è stato condannato anche al pagamento delle spese legali a favore della donna per entrambi i gradi di giudizio: 4 mila per il primo e 3 mila per il secondo.

Il tribunale, con la sentenza pubblicata lo scorso 13 gennaio, aveva respinto il ricorso della dipendente pubblica (ora lavora in un altro Comune) sostenendo che la Lombardo «non avesse provato la ricorrenza di una discriminazione fondata sul suo orientamento sessuale» accogliendo invece la difesa del Comune di Calcinato che «aveva fornito elementi idonei a riscontrare la piena legittimità della scelta effettuata tra cui, in primo luogo, quello dell’adozione del criterio della rotazione degli incarichi».

Una ricostruzione smontata invece nelle sessanta pagine della sentenza emessa dalla corte d’appello. «Il Comune - si legge nella sentenza - ha ritenuto ricorrere all’istituto della rotazione degli incarichi per la prima e unica volta soltanto nel 2021 ed esclusivamente nei confronti della Lombardo la quale, giova ripeterlo, nel precedente giugno 2020 si era unita civilmente con la comandante della Polizia locale».

Almeno due assessori apertamente contrari ai legami tra persone dello stesso sesso

E quella unione starebbe, per la corte d’appello, alla base della decisione di non rinnovare l’incarico. «Nel giugno del 2020 la Lombardo si unisce civilmente alla compagna e in tal modo rende pubblico il suo orientamento sessuale - ricorda la corte - la Giunta comunale è composta da almeno due assessori, di cui uno è vicesindaco, che hanno manifestato in varie occasioni, anche all’interno dello stesso organo esecutivo del Comune, la loro disapprovazione dei legami tra persone omosessuali e il loro dissenso contro la legge introduttiva dell’istituto dell’unione civile».

Nessuna volontà di applicare il criterio della turnazione quindi. «Con riferimento al 2021, la Lombardo è l’unica responsabile ad essere esautorata dal relativo incarico - ricordano i giudici alla luce degli atti raccolti - La giustificazione addotta dal Comune e riferita alla rotazione degli incarichi, mai utilizzato fino a quel tempo, si rivela del tutto inconsistente. Nella tornata degli incarichi di responsabilità dell’anno successivo, il criterio non viene più applicato continuando a essere nominati gli stessi responsabili che almeno da 20 anni ricoprivano quel ruolo».

Questa sentenza possa essere di esempio per il futuro

«Sono soddisfatta di questa sentenza che ha accertato il carattere discriminatorio della condotta tenuta dagli amministratori del Comune di Calcinato nei miei confronti in seguito alla scelta personale di unirmi civilmente alla mia compagna- commenta Federica Lombardo -. Confido che questa sentenza possa essere d'esempio per il futuro affinché scelte private non condizionino l'attività professionale di nessuno. Ringrazio il professore Massimo Pallini e l'avvocatessa Giulia Ponzo dello studio legale Ichino Brugnatelli e associati per l'attività legale svolta».•.

Paolo Cittadini