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Il caso

Rischia il trasferimento il procuratore dell'inchiesta sull'omicidio di Giulia

Mercoledì il Cdm deciderà su Bruno Cherchi per una vicenda del 2018
Bruno Cherchi
Bruno Cherchi
Bruno Cherchi
Bruno Cherchi

Il procuratore di Venezia Bruno Cherchi, che coordina l'inchiesta sull'omicidio di Giulia Cecchettin, rischia il trasferimento e dunque di dover lasciare le sue funzioni per essere destinato a un'altra sede. Motivo, i suoi rapporti con un perito, il professore Massimo Montisci, ex presidente dell'istituto di Medicina legale di Padova, coinvolto in vicende giudiziarie. Rapporti che secondo la minoranza della prima commissione del Csm (due consiglieri su 6) avrebbero appannato l'immagine di imparzialità di Cherchi. La relazione di maggioranza (3 voti) chiede invece l'archiviazione. A decidere sarà mercoledì prossimo il plenum.

La vicenda

A marzo del 2018 Cherchi stipulò per la procura una convenzione sugli accertamenti necroscopici con l'istituto diretto da Montisci, a cui era legato da rapporti di amicizia, nonostante questi fosse «pubblicamente coinvolto», «pur non formalmente indagato», in una vicenda giudiziaria che sulla stampa locale aveva avuto «ampio risalto», come sottolinea la relazione di minoranza della prima commissione (firmata dalle consigliere Mimma Miele di Magistratura democratica e Mariafrancesca Abenavoli di Area).

La vicenda per cui in seguito Montisci venne rinviato a giudizio a Padova riguardava la falsa attestazione in una consulenza su un incidente stradale che la vittima era morta non per l'impatto con un'auto della Regione veneta ma per infarto. A pesare negativamente, secondo le consigliere, anche la partecipazione di Cherchi a una cena alla quale era presente Montisci, con cui il procuratore intratenne una conversazione. La ragione è che la cena avvenne all'indomani di una perquisizione subita dal professionista in relazione a un'altra inchiesta della procura di Padova, relativa sempre alle sue funzioni di consulente e di cui la stampa locale aveva dato "ampio risalto" (ma il procuratore ascoltato dal Csm ha detto che non aveva letto la notizia).

Non è tutto: «nonostante il disagio rappresentatogli da alcuni dei sostituti» della procura di Venezia «per via del coinvolgimento del prof. Montisci, consulente della procura, nei gravi fatti di rilevanza penale commessi nell'esercizio delle funzioni di consulente, Cherchi ha effettuato riunioni con i colleghi per affrontare la questione solo nella primavera del 2019, in tal modo consentendo di accreditare nell'opinione collettiva l'idea di un esercizio delle funzioni direttive condizionato da rapporti personali», sottolinea la relazione di minoranza. Inoltre la convenzione non venne rivista «neanche dopo il pubblico disvelamento dell'indagine» a carico di Montisci. Fatti che, secondo le due consigliere, hanno determinato una «perdita di credibilità professionale agli occhi della collettività e dei colleghi».

Opposta la lettura delle stesse vicenda che fa la relazione di maggioranza, votata dai consiglieri Michele Forziati (Unicost), Eligio Paolini (Magistratura Indipendente) e Enrico Aimi, mentre si è astenuto il laico Michele Papa (M5s). Per la maggioranza è dirimente che nella cena contestata, alla quale erano presenti altri magistrati, non si sia parlato della perquisizione subita da Montisci. E «non ha trovato riscontro» la testimonianza di un pm padovano secondo cui Cherchi, prima della sottoscrizione della convenzione era conoscenza dei procedimenti su Montisci per il risalto avuto sulla stampa. Importante anche che il procuratore abbia «interrotto ogni rapporto anche professionale con il prof. Montisci dall'estate del 2018». (ANSA)

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