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Ai funerali tra la folla

Il popolo di Giulia: «Chiamerò mia figlia col suo nome». «E noi ragazzi saremo uomini migliori, è una promessa»

Giovani, famiglie con bambini, nonni, gruppi di studenti partiti di buon’ora per darle l’ultimo saluto: «È un dovere essere qui»
La folla in Prato della Valle davanti agli schermi allestiti per consentire di assistere al funerale di Giulia Cecchettin
La folla in Prato della Valle davanti agli schermi allestiti per consentire di assistere al funerale di Giulia Cecchettin
La folla in Prato della Valle davanti agli schermi allestiti per consentire di assistere al funerale di Giulia Cecchettin
La folla in Prato della Valle davanti agli schermi allestiti per consentire di assistere al funerale di Giulia Cecchettin

La chiamerà Giulia. La figlia che sta per nascere avrà lo stesso nome di «questa piccola grande donna» ammazzata dal «piccolo uomo» che l’ha massacrata. «La mia bimba si chiamerà Giulia», ripete Caterina all’ottavo mese di gravidanza, partita ieri di buon’ora da Vicenza con il marito per «essere qui, a Padova, a fare la mia parte e dimostrare il mio impegno di genitore chiamato a recitare il mea culpa. Perché tutti adesso dobbiamo interrogarci e agire, nessuno escluso. Mi sto mettendo in discussione come mamma», continua, «come educatrice, come adulta distratta: a casa ho un bimbo di tre anni e guai a me se fallissi nell’insegnargli il rispetto non solo verso le donne, ma verso ogni essere umano.

Dopo Giulia, nessuno è immune dalla tragedia dei femminicidi. Dopo Giulia, può capitare a tutti di piangere una figlia massacrata da quello che sembrava il suo “bravo ragazzo”». Caterina ha giurato che farà rumore per la «figlia d’Italia» che non c’è più e per quella che presto nascerà.

In arrivo una nuova Giulia

Accarezzandosi la pancia, occhi lucidi e voce rotta: «Lei sarà Giulia in onore di questa meravigliosa ragazza che ha avuto solo la colpa di essere troppo responsabile e attenta alla sofferenza altrui. Ha pagato con la vita la sua bontà. Era “mamma”, ha detto il papà Gino, perché in casa si era sostituita alla sua, morta un anno fa, prendendone il testimone, accudendo tutti, i fratelli soprattutto».

Caterina non trattiene la commozione, come tutti in Prato della Valle assiepati sotto al grande schermo a seguire il funerale: «Era “mamma” anche di Filippo e come ogni mamma ha provato ad aiutarlo. Adesso che lui l’ha uccisa, è diventata figlia di tutti gli italiani».

E Luca, suo marito: «Giulia Cecchettin continuerà a seminare il bene. E la mia Giulia sarà sua sorella. Doveva chiamarsi Emma, ma da poche settimane è diventata Giulia. È un piccolo gesto per onorare questa innocente creatura: ci piace credere che lei, da lassù, proteggerà nostra figlia, sarà il suo angelo custode».

In trasferta per testimoniare

Da Milano sono arrivati anche Ornella e Maurizio. Nonostante l’età, hanno affrontato il viaggio e il freddo. «Sveglia presto e poi in macchina diretti a Padova», dicono, «siamo nonni e abbiamo sentito il dovere di esserci, perché abbiamo delle nipoti dell’età di Giulia, con la stessa vita, i sogni, i progetti e gli amori, come aveva lei. Siamo qui perché non si poteva non esserci, era importante raccogliersi davanti a questa chiesa per dare forza a quel papà, a quei due poveri ragazzi devastati dal dolore. L’indifferenza è il male più grande di questo tempo. E chi sceglie di stare nella comodità della propria esistenza perché pensa che non potrà mai succedergli niente di simile, beh, sappia che è a rischio. Perché di Giulie, se le cose non cambiano, ne piangeremo altre e le prossime potranno essere le “nostre”».

Studenti in piazza: «Oggi niente scuola, serviamo di più qui»

C’è un gruppo di ragazzi con lo zaino sulle spalle. Ieri non sono andati a scuola. «Serviamo di più qua, l’abbiamo detto a casa che saremmo venuti dalla Giulia», spiegano concitati. Alcuni vengono proprio da Saonara, il paese dove riposerà per sempre accanto a mamma Monica. «Conosciamo suo fratello Davide», hanno detto Lorenzo, Gianmaria, Denis, Alessandro, Mattia, Tommaso, Sabba e Yusef, «e gli siamo tanto vicini. Ci vergogniamo di essere uomini, perché questo disastro l’ha fatto un ragazzo poco più grande di noi. Aveva la faccia bella, era educato, impegnato, sportivo, amante della montagna e quindi in teoria “sano” di principi, come tutti i montanari. E invece era pieno di male dentro, non conosceva il rispetto, l’empatia, era senza cuore. Siamo qui per questo, perché vorremmo abbracciare la famiglia di Giulia, tenerla al caldo in questa giornata fredda, gelida come tutte dall’11 novembre e quelle che verranno. Siamo qui per fare rumore».

Gli adolescenti: «Promettiamo a Giulia che diventeremo uomini migliori»

E hanno iniziato, insieme agli oltre diecimila presenti fuori dalla basilica, a battere chiavi e ombrelli contro le inferriate. A urlare. A battere le mani, in un pianto collettivo. Dare l’esempio Come Gianfilippo da Venezia, papà di due adolescenti che tiene per mano: «Li ho portati qui perché devono capire cosa è successo», trattiene a stento l’emozione, «da uomo e padre sento il dovere morale di essere da esempio mostrando ai miei figli quanto male c’è nel mondo, anche tra i loro coetanei capaci di uccidere una ragazza solo perchè lei non ti vuole più. Sta andando tutto a rotoli, non so se ce ne rendiamo conto».

E loro, 14 e 16 anni: «A scuola abbiamo parlato tanto di Giulia. Sembra la storia di un film e invece è tutto vero: ci viene da piangere guardando tutta la gente che è qui con le lacrime agli occhi. Abbiamo chiesto a papà di andare anche al cimitero, abbiamo scritto una lettera a Giulia, vorremmo lasciarla sulla sua tomba. Le abbiamo giurato che diventeremo uomini migliori di chi l’ha stappata alla vita».

Amiche disperate

Piangono senza fermarsi mai per tutta la cerimonia. Anna, Carla e Benedetta sono studentesse fuori sede, in trasferta da Pordenone. «Non è facile trovare le parole giuste. Ci sentiamo incredibilmente vuote», sospirano, «la morte di Giulia è un’agonia. Suo padre, sua sorella e suo fratello sono ergastolani del dolore, barcollanti nel buio del futuro, ma così dignitosi e civili da riuscire, ne siamo convinte, a fare la differenza. Hanno mosso le coscienze. Sono entrati nei cuori e, dopo tutto questo “rumore”, non saranno lasciati soli».

I turisti: «Questa piazza è piena d'amore»

Due coppie di inglesi erano in visita a Padova. Doveva essere la basilica di Sant’Antonio la loro meta, ma hanno preferito Santa Giustina. «Questa ragazza merita che il mondo le renda onore», hanno spiegato, «da questo viaggio ci porteremo a casa anche questo grande dolore. Non c’è nessuno con gli occhi asciutti. Ed è una speranza, tutti questi giovani sono la speranza della terra: vogliamo ancora credere che alla fine a vincere sarà il bene. Questa piazza è piena di amore e Giulia non è morta per niente».

Come Anna Frank che, mentre sentiva «il rombo che si avvicina e che ucciderà anche noi», scriveva nel suo diario di «voler continuare a credere all’intima bontà dell’uomo». Lo sperano tutte le madri, i padri, i fratelli, le sorelle, i nonni, le amiche, gli amici e i fidanzati raccolti ieri a Padova in nome di Giulia.

Camilla Ferro

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