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I funerali

L'addio a Stefano Gheller. «Amava la vita. Ha lottato per la libertà e i diritti di tutti»

A San Giuseppe di Cassola l'ultimo saluto al 50enne affetto da una grave forma di distrofia muscolare che per primo aveva ottenuto dalla Sanità veneta l'autorizzazione al suicidio assistito.
A San Giuseppe di Casolla l'ultimo saluto a Stefano Gheller (Foto CECCON)
A San Giuseppe di Casolla l'ultimo saluto a Stefano Gheller (Foto CECCON)
Funerali Stefano Gheller (CECCON)

La comunità di San Giuseppe ha dato l'ultimo saluto a un suo fratello speciale. Speciale perché in questi ultimi anni Stefano Gheller ha saputo smuovere le coscienze di tutti a interrogarsi sui grandi temi della vita, della sofferenza e della morte, portando avanti una battaglia per i diritti e la libertà di tutti. Nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe di Cassola, nel Vicentino, alle esequie celebrate  dal vescovo emerito Beniamino Pizziol e dal parroco don Vittorio Gnoato, accanto alla sorella di Stefano Cristina e alla zia Rosanna, c'erano il governatore Luca Zaia, in alcuni momenti visibilmente commosso, l'assessore alla sanità del Veneto Manuela Lanzarin, con l'assessore cassolese Manuela Bertoncello  e la collega al patrimonio del Comune di Vicenza Sara Baldinato. Accanto a loro, il dg dell'Ulss 7 Carlo Bramezza e la consigliera regionale del Pd Chiara Luisetto. Appena dietro, alle spalle dei banchi riservati ai parenti, Marco Cappato e Diego Silvestri dell'associazione Luca Coscioni, al fianco di Stefano nella sua battaglia.

 

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Il vescovo Pizziol: «Stefano amava la vita»

«Con Stefano - ha detto nell'omelia il vescovo Pizziol -  c'era una diversa visione sul senso del dolore e della morte. Sul senso della vita c'era invece grande consonanza. Stefano amava la vita». All'altare un mazzo di fiori del gruppo di giovanissimi registi milanesi, presenti ai funerali. Toccante il saluto di Cristina che ha promesso al fratello Stefano di trovare la forza di andare avanti conducendo una vita dignitosa così come lui voleva. 

 

Cappato: «Leader delle battaglie per i diritti delle persone con disabilità»

E se in chiesa le parole del vescovo richiamavano il brano del Vangelo di Luca appena letto, il gesto del buon Samaritano, invitando tutti, «di fronte a un fratello ferito a fermarci, farci vicini e prenderci cura di lui», all'esterno, terminate le esequie, è giunto l'invito civile dell'associazione Coscioni con Silvestri che ha ribadito che tutti, seppur di opinioni diverse, su questi temi centrali della vita e della morte, devono stringersi accanto a chi è in difficoltà «perché se pensiamo ai bisogni delle persone lì ci troviamo. Lui ha lottato perché le persone possano scegliere per una vita dignitosa». «Stefano - ha ricordato dal canto suo Cappato - è stato un leader delle battaglie per i diritti delle persone con disabilità. Si è speso con forza. È incredibile che una persona gravata da tanta debolezza sia stata in grado di muovere il mondo attorno a lui».

 

Zaia: «Gheller non ha fatto politica, si è occupato della libertà»

«Stefano non ha fatto politica, si è occupato della libertà. Della libertà, come dico sempre, si è occupata una persona che era prigioniera del suo corpo», ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia. «Il mio - ha proseguito Zaia - è un ricordo della sua opera in un Paese in cui il fine vita esiste per una sentenza. Ci vorrebbe una legge sul fine vita, perché ci sono molte 'aree grigie' in quella sentenza. Io penso che Stefano abbia fatto quello che altri non hanno fatto e si sono girati dall'altra parte. Era lucido anche quando ha presentato la sua richiesta di accesso al fine vita, con la lucidità di uno che ama la vita. Penso che lui abbia voluto porre la questione». 

Ad accompagnare l'arrivo del feretro c'erano le note di Rain, di Madonna, di cui Stefano Gheller era grande fan e all'uscita quelle di Ci vorrebbe il mare di Marco Masini. L'ultimo saluto prima del commiato è stato di Luca Faccio, affetto da disabilità, che si è rivolto a Stefano definendolo amichevolmente «un orso. Gli dico che porterò avanti la sua battaglia». 

Carlo Barbieri

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