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il voto in regione

Fine vita, la legge non passa per un voto. Zaia era per il sì: «Ma è democrazia». Salvini: «Anche io avrei votato no»

Lega e Pd spaccati. FI e FdI votano contro e finisce 25 pari. Astensioni decisive. Il presidente: «La norma non istituiva nulla, solo modi e tempi delle risposte ai malati. Se toccasse a me vorrei poter decidere»
Matteo Salvini contro Zaia ad Agorà: «Anche io avrei votato no alla legge»
Matteo Salvini contro Zaia ad Agorà: «Anche io avrei votato no alla legge»
Matteo Salvini contro Zaia ad Agorà: «Anche io avrei votato no alla legge»
Matteo Salvini contro Zaia ad Agorà: «Anche io avrei votato no alla legge»

Per un solo voto il progetto di iniziativa popolare sul fine vita non diventa legge. Di fatto in Consiglio regionale vince il fronte del no, nonostante l’intervento iniziale del presidente Luca Zaia a favore della legge, pur con libertà di voto per i suoi. Politicamente il centrodestra si spacca. Concretamente i pazienti, malati irreversibili potranno continuare a chiedere l’applicazione del fine vita alla loro Ulss sempre in virtù della sentenza della Corte Costituzionale del 2019. Ma sempre non avendo certezza sui tempi. Perché a questo puntava la proposta di legge curata dall’associazione Coscioni.

La votazione in Consiglio regionale

Ieri, 16 gennaio, la votazione è finita in pari: 25 sì, 22 no e 3 astenuti. Questi ultimi vanno conteggiati come contrari, di qui il pareggio. Questo il risultato del primo dibattito in Italia sul suicidio medicalmente assistito proposto dall’associazione che ha depositato il provvedimento “Liberi tutti” non solo qui, ma anche in altri Consigli regionali. Ma in Veneto il dibattito è iniziato prima che altrove.

Un dibattito, quello di ieri a Venezia, che ha tenuto banco per tutta la giornata (dalle 11 alle 19). E il risultato non era per nulla scontato: la conta e riconta dei consiglieri pro e contro si è fatta fino all’ultimo perché il tema ha fatto saltare tutti gli schieramenti politici, ad eccezione di FdI e FI rimasti compatti sul no. Come noto, la Lega aveva lasciato libertà di espressione e così è stato. Anche nel Pd si è contata una defezione.

«Tecnicamente il provvedimento non è bocciato, ma torna in Commissione sanità», ha spiegato il presidente Roberto Ciambetti dopo che il pari-bocciatura si è ripetuto per i primi due fondamentali articoli della legge», ma di fatto è in un binario morto.

Zaia commenta a caldo: «Adesso spero che a livello nazionale si affronti il tema o che chi è contrario presenti per coerenza una proposta di legge per negare il suicidio medicalmente assistito. Se accadesse a me di trovarmi in condizioni irreversibili? Vorrei poter decidere».

Il dato politico

Il presidente Zaia con un simile risultato, a fronte della libertà di voto lasciato ai suoi, rispedisce al mittente ogni attacco politico: «Con questo voto è confermato il fatto che non viene dalla giunta regionale, ma è una proposta di iniziativa popolare, quindi è arrivata qui grazie a una raccolta di firme e l’obbligo di trattarla entro sei mesi. Non è passata? Questa è democrazia».

Tra coloro che ieri hanno votato sì alla proposta sul fine vita c’erano Zaia, il presidente dell’intergruppo Alberto Villanova, la presidente di commissione Sonia Brescacin, i vicentini Milena Cecchetto, Stefano Giacomin e Marco Zecchinato. Sì anche per i dem capitanati da Vanessa Camani, insieme alla vicentina Chiara Luisetto. E ancora. Sì da Cristina Guarda (Europa Verde) ed Erika Baldin (M5s) e da Elena Ostanel (Veneto che vogliamo).

Per il no si sono schierati il presidente e vicepresidente del Ferro Fini, Roberto Ciambetti e Nicola Finco con Silvia Maino. Compatti FdI (Enoch Soranzo, Joe Formaggio, Daniele Polato, Lucas Pavanetto) e FI (Alberto Bozza ed Elisa Venturini). No pure da Stefano Valdegamberi (gruppo Misto).

Si sono astenuti: la dem veronese Anna Maria Bigon e i leghisti Silvia Rizzotto e Luciano Sandonà. Assente lo zaiano Gerolimetto.

«Pari non è poco»

Lo psichiatra Diego Silvestri, vicentino, attivista dell’associazione Coscioni e primo firmatario della proposta di legge, ieri è rimasto in aula coi consiglieri regionali per tutto il tempo. «Siamo contenti della qualità della discussione - commenta a caldo -. Il risultato? Il pari non è poco. Vedremo come la metà dei consiglieri che hanno votato a favore porteranno avanti il tema». E conferma che l’attività dell’associazione continuerà, come il pressing nelle altre Regioni e l’assistenza col numero bianco ai malati.

Fuori e dentro l’aula

La giornata era iniziata con cartelli, striscioni anti Zaia. Da Verona con il megafono l’ex deputato Vito Comencini e l’ex consigliere comunale Alberto Zelger. In aula la discussione ha tenuto toni alti a tratti filosofici. Formaggio (FdI) ha bocciato perché così si sarebbe portata a casa «l’autonomia del suicidio assistito». No anche da Finco e Ciambetti: «Con questa norma uno spiraglio può diventare la voragine che porta ad allargare le maglie del suicidio anche a chi è depresso e i minori, come avvenuti in altri Paesi europei». (Cristina Giacomuzzo)

Il commento di Salvini

 

 

"La mia posizione è assolutamente chiara: la vita va tutelata dalla culla alla fine, bisogna garantire tutte le cure necessarie alle future mamme e a coloro che sono in difficoltà alla fine dei loro giorni però senza arrivare ai livelli olandesi. Il Consiglio Regionale Veneto ha votato, hanno vinto i no, dal mio punto di vista avrei votato anch'io in quel senso lì". Lo ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ad Agorà, circa la bocciatura della legge sul fine vita in Veneto.

"La lega non è una caserma, c'è libertà di pensiero. Per me è bene che sia finita così", ha concluso Salvini.

 

16 gennaio 2024

Non passa in Veneto la legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito. Il voto della norma, proposta dall'associazione Coscioni, non ha passato i primi due dei cinque articoli complessivi, che richiedevano il sì della maggioranza assoluta. Il Consiglio regionale del Veneto non ha approvato i primi due articoli e quindi l’intero iter della votazione è stato fermato.

Il secondo, in particolare, è un articolo 'fondamentale' della legge, per cui il presidente Roberto Ciambebetti ha proposto il rinvio in commissione, che è stata poi approvata dall'assemblea. 

Favorevoli e contrari

La discussione e il voto hanno visto la spaccatura del centrodestra, con Fdi e Fi contrari, il presidente Luca Zaia e parte della Lega favorevoli, come le opposizioni.

Ci volevano 26 sì, invece ce ne sono stati 25 con 3 astenuti e un assente.

"Mi spiace che qualcuno abbia dato une lettura errata, ovvero che la legge discussa in Veneto 'istituiva il fine vita'. Non istituiva niente, ma stabiliva solo i modi e i tempi delle risposte ai malati, e le modalità di coinvolgimento delle Asl. Ma nonostante non sia diventata legge (con 25 voti a favore e 25 contro), i malati terminali con determinate caratteristiche sanno che possono presentare le loro istanze per il fine vita, in base alla sentenza della Consulta". Lo dice il governatore, Luca Zaia, dopo la mancata approvazione in Consiglio della norma di iniziativa popolare sul suicidio medicalmentre assistito".

La giornata di voto

Dalle ore 10.30 di oggi, 16 gennaio 2023, occhi puntanti su palazzo Ferro Fini a Venezia. La giornata è storica. Il Consiglio regionale del Veneto è il primo ad arrivare al "vedo". Sì, perché la proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito, elaborata e promossa dall'associazione Luca Coscioni, è in itinere anche in Piemonte, Emilia Romagna, Abruzzo, Toscana e Friuli-Venezia Giulia. Ma solo qui, oggi, si arriverà al voto finale.

Il Veneto potrebbe essere la prima Regione in Italia ad avere una legge sul fine vita. Questo è l'unico punto all'ordine del giorno del Consiglio di oggi. Per l'occasione anche il presidente della Regione, Luca Zaia partecipa ai lavori dell'Aula

 

 

L'intervento del governatore Luca Zaia: «È una scelta etica. Io voto a favore»

«Oggi non autorizziamo un bel niente. Al di là di quello che si è detto a livello nazionale, discutiamo un progetto che introduce dei tempi e il ruolo della sanità. Voglio dire comunque che non c'è nulla di nuovo sotto il sole, perché il percorso di fine vita in Italia è sancito da una sentenza della Corte costituzionale, e penso che sia scandaloso che ancora oggi qualcuno faccia credere che noi oggi decidiamo sul fine vita in Veneto». Lo ha detto stamani a Venezia il presidente del Veneto, Luca Zaia, nel corso della discussione in Consiglio regionale sulla proposta di legge popolare sul fine vita. «Al momento - ha ricordato Zaia -, abbiamo cinque richieste rigettate e due accolte, una delle quali non per un malato terminale, ma per una condizione particolare, quella di Stefano Gheller».
 

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Gheller scrive a papa Francesco: «Parliamo del fine vita»

 

 «La Lega ha lasciato totale libertà di voto, e mi pare strano che ci siano indicazioni politiche su un tema etico come questo. Non siamo minimamente interessati o preoccupati di quello che sarà l'esito del voto» ha ribadito il presidente del Veneto. «Io voto a favore, nel momento in cui so che non ci sono emendamenti. Non ce ne sono, quindi per quel che mi riguarda sarà così il mio voto, ma non voglio minimamente condizionare nessuno. Ripeto: non voto l'autorizzazione al fine vita, perché quella c'è già».

 

L'intervista al governatore Luca Zaia

 

Valdegamberi (Gruppo Misto): «Legge di nuova schiavitù, mi dispiacerebbe se passasse»

«Come ha detto l'Avvocatura di Stato, la Regione non ha competenza su questo tema, poi c'è una questione di principio: le istituzioni devono accompagnare semmai alla morte tutelando la salute fino all'ultimo respiro. Dove queste leggi sono state approvate, come in Canada, abbiamo assistito a una continua degenerazione». È quanto ha ribadito stamani a Venezia il consigliere veneto Stefano Valdegamberi, del gruppo Misto, a margine della discussione in aula sulla proposta di legge. Per Valdegamberi si tratta di «una legge di nuova schiavitù, che un domani porterà i più poveri ad essere indotti al suicidio, chi ha la possibilità di curarsi a non farlo. Ci sono ancora indecisi, ma mi dispiacerebbe passasse questa legge, perché è una cultura che non condivido», ha concluso.

Daniele Polato (Fdi Veneto): «È incostituzionale, non entriamo nel tema ma sulla sua legittimità»

Fratelli d'Italia dall'inizio ha dichiarato il proprio voto contrario. Non siamo mai entrati nel tema specifico del provvedimento, ma dall'inizio siamo entrati nel tema della sua costituzionalità o meno». Lo ha affermato Daniele Polato, capogruppo di Fratelli d'Italia al Consiglio regionale del Veneto, prima della discussione in aula. «L'Avvocatura di Stato - ha aggiunto Polato - ne dichiara i profili di illegittimità, per cui il Consiglio regionale viene chiamato a votare un provvedimento che già parte in origine con una dichiarazione dello Stato che dice "molto probabilmente faremo ricorso". A livello nazionale - ha concluso - siamo favorevoli a discutere su questo tema, perché è attuale, ma non siamo d'accordo a caricare politicamente di messaggio politico questo tema". 

Vanessa Camani (Pd): «Inerzia grave, serve una legge»

«Urge una legge: inerzia grave» «C'è la volontà di lanciare un segnale politico chiaro, che sia forte, al Parlamento italiano, rispetto alla necessità, direi all'urgenza, di dotare il Paese di una legge organica sul suicidio medicalmente assistito». Lo ha affermato in aula la capogruppo regionale del Pd, Vanessa Camani. Secondo Camani «Noi oggi, ma anche la Corte costituzionale con molto più potere di noi, stiamo intervenendo su questo tema perché chi avrebbe il dovere e il potere di farlo, cioè il Parlamento, non lo ha fatto fino ad ora. Un'inerzia che giudichiamo grave, a cui è indispensabile porre rimedio quanto prima».

Nicola Finco (Lega): «Il mio sarà un no convinto»

«Questo ci è stato detto dal Comitato qui presente: prendete questo testo ed approvatelo, perché altra via non c'è. Analisi, approfondimenti, modifiche sono inaccettabili, perché inaccettabile è ogni forma di dissenso contro questa proposta. Ecco, proprio per questi motivi il mio sarà un no convinto a questo progetto di legge». Lo ha affermato il capogruppo della Lega al Consiglio regionale del veneto, Nicola Finco, nel corso del dibattito sulla pdl dell'associazione Coscioni sul fine vita. «Sui giornali - ha ricordato Finco - abbiamo letto di tutto nel corso di questi mesi; addirittura di un 'derby politico' interno al mio partito, tra zaiani e salviniani, neanche fosse una questione di fazione politica. Follia pura». Finco ha infine ringraziato il collega Stefano Bet, della lista Zaia, «che nonostante non fosse componente della Quinta Commissione, e non è l'unico, ha partecipato a tutte le sedute e ha cercato, in maniera intelligente, in queste settimane, di redigere una proposta emendativa seria e di buonsenso, che però ha dovuto ritirare», ha concluso.

 

 

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Martedì 16 gennaio 2023, ore 9

Fine vita, oggi in Regione Veneto il primo voto in Italia

Il Veneto potrebbe essere la prima Regione in Italia ad avere una legge sul fine vita. Questo è l'unico punto all'ordine del giorno del Consiglio di oggi. Per l'occasione anche il presidente della Regione, Luca Zaia partecipa ai lavori dell'Aula

Ad aprire la seduta è stata la presidente della Commissione sanità del Consiglio, Sonia Brescacin, Lega-Liga. Poi il via alla discussione generale. Perché sia approvata serve la maggioranza dei voti, quindi 26 consiglieri che si esprimano, con voto palese, a favore. Le astensioni sono da considerasi alla stregua del voto contrario.

La proposta di legge sul fine vita

La proposta di legge  è stata presentata nel giugno dello scorso anno con 9 mila firme a sostegno. Dal punto di vista politico la proposta spacca tutti schieramenti: la maggioranza del presidente Zaia, la stessa Lega. Ma anche il Pd. La scorsa settimana Zaia ha convocato i suoi in conclave a Treviso. È nota la sua posizione: a favore del provvedimento e di tutti i diritti civili. In quest'ottica il governatore ha però ribadito la libertà di coscienza: «È una scelta etica», ha detto.

I pro e i contro

Il presidente dell'intergruppo Lega-Liga, Alberto Villanova, ha chiesto e ottenuto che non venissero presentati emendamenti. Ma in Lega esistono modi di vedere questo provvedimento distanti e ci sono anche i contrari, come il vicepresidente del consiglio, Nicola Finco. FdI è l'unico gruppo politico che si presenta alla vigilia del voto compattamente contro. Anche Forza Italia avrebbe dato indicazione per il no. Il consigliere veronese del Gruppo Misto, Stefano Valdegamberi, parla di «legge pro-morte».

Se sarà approvazione, dunque, sarà un risultato trasversale dovuto alle coscienze, alla visione personale, non ai partiti. Il Pd è a favore, a parte un componente. A favore anche Erika Baldin (M5s), Elena Ostanel (Veneto che vogliamo) e Cristina Guarda (Europa Verde).

Fuori da palazzo si sono espresse contro la proposta dell'associazione Coscioni la Conferenza episcopale e la Commissione per la Pastorale della Salute del Triveneto. I Pro vita, intanto, hanno scritto ai consiglieri: «Segnaleremo ai veneti i nomi di chi avrà votato a favore».

Cristina Giacomuzzo

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