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ARCHEOLOGIA

Nuove scoperte veronesi nella «Pompei delle Alpi». E la Storia cambia rotta

Resti ossei affiorati dagli ultimi scavi a Piuro
Resti ossei affiorati dagli ultimi scavi a Piuro
Resti ossei affiorati dagli ultimi scavi a Piuro
Resti ossei affiorati dagli ultimi scavi a Piuro

La chiamano «La Pompei delle Alpi» perché nel 1618 una violenta frana spazzò via, all’improvviso, un intero borgo provocando un migliaio di morti. Oggi Piuro, paesino di poco meno di duemila anime in provincia di Sondrio, continua a far parlare di sé e a riservare sorprese. Pochi giorni fa Fabio Saggioro, veronese e docente di archeologia medioevale all’Università di Verona, assieme ad alcuni ricercatori e ai suoi studenti, proprio lì ha ritrovato sei tombe risalenti, ad una prima datazione, tra il quarto e il settimo secolo dopo Cristo. Accanto agli scheletri, perfettamente conservati, c’era anche una moneta dell’imperatore Teodosio I.

 

«Gli ultimi risultati del 2021 sono, tra tutti, quelli più inaspettati», spiega il docente che ha guidato i lavori. E aggiunge: «Una preesistenza di questo tipo con sepolture, strutture murarie di tali dimensioni e con una presenza è francamente una sorpresa e apre molti interrogativi sulle origini di Piuro». Nella «Pompei delle Alpi», a metà strada fra Sondrio e Chiavenna, ha lavorato una sessantina di universitari di Verona divisi in turni da quindici. La campagna di scavo, per altro, si sarebbe dovuta concludere il 15 ottobre, solo qualche giorno dopo il ritrovamento. Lo studio archeologico nel territorio della Val Bregaglia, e in particolare a Piuro, è iniziato nel 2015 dopo un accordo fra Soprintendenza e l’Università scaligera.

 

Il progetto, peraltro, è inserito in quello più ampio «Amalpi», lo studio italo-svizzero sulle grandi frane alpine. «Va detto che Piuro, nell'età medievale, era diventata davvero molto importante e fino alla frana la ricchezza di questo piccolo centro doveva essere eccezionale per l'area alpina. I piuraschi», continua a spiegare Saggioro, «erano mercanti che si trovavano sulle principali piazze commerciali europee e la loro ricchezza aveva avuto probabilmente origine dalla produzione di pietra ollare», evidenzia il docente. Il recente ritrovamento, però, fa scrivere un nuovo, importante, capitolo del borgo.

 

Tombe, scheletri e la moneta dimostrano quanto quel centro abitato fosse, già nel periodo romano, un crocevia importante. Il progetto su Piuro, di rilevante interesse nazionale tanto da essere finanziato dal ministero dell’università e che coinvolge anche gli atenei di Venezia, Trento e Bari, si chiama «Food and Stones» ed ha l’obiettivo di studiare le reti commerciali ed economiche in età medievale fra Alpi e Adriatico. «Va sottolineata» aggiunge infine Saggioro, «l'ottima collaborazione con i colleghi della Soprintendenza e l'incredibile capacità e visione degli amministratori di Piuro che credono nella cultura e l'hanno usata come motore dell'economia. Facendo così una quantità di progetti di notevole interesse, non solo archeologici».

 

La campagna di ricerca si fermerà per qualche mese per poi riprendere, chissà con quale nuova scoperta, la prossima primavera. Saggioro prima di diventare docente di archeologia medioevale a Verona ha insegnato a Trento, al Politecnico e alla Cattolica di Milano. Ma ha condotto e diretto scavi di insediamenti e castelli medievali anche nel veronese a Nogara, Illasi, Villafranca e Roncà. Inoltre, si occupa delle ricadute dell’archeologia nei settori di pianificazione urbanistica e paesaggistica ed è membro dell’Osservatorio regionale sul paesaggio.

Nicolò Vincenzi

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