Sulle tracce di Dante nella Chiesa di Sant'Eufemia

Sulle tracce di Dante nella Chiesa di Sant'Eufemia
Sulle tracce di Dante nella Chiesa di Sant'Eufemia
Sulle tracce di Dante nella Chiesa di Sant'Eufemia

A Sant’Eufemia una piccola lapide ci racconta del Sommo Poeta e potrebbe essere pure testimone di una sua presenza nella chiesa. Un indizio lo troviamo nella vicenda di Francesca da Rimini, figlia di Guido da Polenta e di una nobile della famiglia Fontana di Ferrara (che si rifugiò nella città romagnola). Un episodio che non fu divulgato e che Dante riuscì a cogliere dal raccolto orale, forse da uno dei fratelli di Francesca.

Alberto Maria Sartori ha cercato nelle pagine della storia scoprendo che con molta probabilità la vicenda potrebbe essere stata raccontata a un frate agostiniano. «Non sappiamo chi fosse ma si dovrebbe andare per esclusione togliendo i due che furono signori di Ravenna e di Cervia e ricercando tra i figli che sono attribuiti a Guido», commenta Sartori. Potrebbe essere questo il primo contatto con i da Polenta che resteranno cordiali fino a portare l’Alighieri a Ravenna negli ultimi suoi giorni (1321) dove sarà ospite di Guido Novello (nipote del padre di Francesca).

La piccola lapide è collocata oggi all’interno della cappella dedicata a Santa Rita da Cascia (un tempo detta del Sacramento) e in origine si trovava sul lato destro dell’atrio che conduce al primo chiostro dell’antico convento agostiniano.

Sul rosso verona sono incise le parole: sepulcrum filiorum domini Guidonis de Polenta. «Con una grafia gotica lapidaria tipica del due-trecento», dice Sartori. Sulla pietra non è riportata alcuna data ma una indicazione di quando è stata creata potrebbe derivare dal confronto con un’altra lapide collocata nel chiostro. «È riferita a Zauliveto di Burgundia ed è datata 1312», dice Sartori. Il cimitero annesso alla chiesa potrebbe essere stato servito da una sola bottega «la cui mano emerge proprio nella grafia scolpita».

Ci sono altri due particolari: la croce templare e uno scudo con un’aquila ad ali spiegate. «L’erma deve essere stata realizzata prima del 1307, data di inizio dei processi templari, fin che Guido il Vecchio da Polenta era ancora vivo. Morì nel 1310, diversamente si troverebbe scritto quondam». «I ravennati non trovarono alcuna rappresentazione di questo stemma, definito da Dante come l’Aguglia da Polenta menzionata nel XXVII canto dell’Inferno se non nell’erma di Sant’Eufemia».

Marco Cerpelloni