Pietra con iscrizione in latino (Chiesa di San Rocco in Quinzano)

Ritorniamo ai piedi del monte Cavro (Quinzano) e sostiamo sul piazzale della chiesa di San Rocco. Av

Ritorniamo ai piedi del monte Cavro (Quinzano) e sostiamo sul piazzale della chiesa di San Rocco. Avviciniamoci all’ingresso laterale e noteremo una pietra con una iscrizione in latino che recita: MARCIAE / VXO / MARC. Sono le parole incomplete incise su un frammento di lapide dedicata a Marcia moglie di Marco che testimonia come in epoca romana l’area fosse abitata. Lo stesso nome del borgo di Quinzano sarebbe di origine romana.

Due sono le ipotesi sulla nascita di Quintianum: una prima lo farebbe derivare dal nomen che indicava la gens (il nostro attuale cognome) dei Quinzi, una seconda richiama la distanza della frazione dal foro della città di Verona (l’attuale piazza Erbe) e indicherebbe la posizione coincidente con il quinto miglio (poco meno di 7 chilometri e mezzo).

In epoca romana, il centro dell’abitato di Quintianum corrispondeva all’attuale piazza San Valentino ma è probabile che anche al di fuori del borgo vi fossero delle abitazioni e una di queste appare verosimile potesse trovarsi nella zona dove oggi sorge la chiesa di San Rocco.

Guardiamo alla vicina Valdonega per ritrovare i resti di una villa suburbana del I secolo d.C. (in via Cesare Zoppi) che possiamo immaginare del tutto simile alla costruzione supposta nell’area circostante la chiesa di San Rocco e sorta per ritirarsi dalla caotica vita cittadina.

Entrando saremo stati accolti in ambienti riccamente decorati con aperture su un giardino interno ripreso da dipinti sulle pareti. In altre stanze avremmo notato sontuosi tendaggi, anche disegnati con finte aperture, e pavimenti mosaicati. All’esterno, avremmo visto fontane e giochi d’acqua.

Con molta probabilità saremmo stati invitati a un banchetto nel triclinio, la sala da pranzo rettangolare che divenne popolare nell’Antica Roma con l’abitudine di consumare i pasti sdraiati su tre letti disposti a «U» attorno a una tavola. Era un luogo elegante e nelle case più lussuose i letti dei triclini erano tra gli arredi più raffinati, caratterizzati da una struttura portante in legno rivestita di bronzo e talvolta impreziosita da intarsi in avorio.

Sulla tavola imbandita avremmo trovato una selezione di piatti dal forte e deciso sapore accompagnati da salse. Non sarebbero mancati legumi e verdure accanto a carne, pesce e formaggi. Immancabili, il garum, la salsa fermentata a base di pesce tipica della cucina degli antichi Romani, e il vino.

 

 

Marco Cerpelloni

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