Palazzo Franchini (iscrizione in latino)

Palazzo Franchini - iscrizione in latino

Passeggiando nel rione Carega (il quartiere situato tra la Cattedrale e la chiesa di Sant’Eufemia) si entra in un dedalo di viuzze dove l’orologio sembra essersi fermato. I ciottoli disegnano ancora le strade più interne, le trattorie e le osterie accolgono i visitatori con i prodotti tipici del territorio, gli artigiani mettono al centro competenze e maestranze uniche tramandate nel tempo. Osserviamo i palazzi e recuperiamo la loro storia con i loro aneddoti. Talvolta si scoprono anche famose iscrizioni come quella in latino che si trova su uno dei portoni d’ingresso di Palazzo Franchini (1475 circa). Siamo in via Sant’Egidio sul lato prossimo a via Emilei (verso piazza delle Erbe). Il palazzo è uno degli esempi più belli del «gotico-veneziano» che si possono incontrare in città (si noti la decorazione raffinata). La locuzione scritta sull’architrave recita: «Pecunia si uti scis ancilla est, si nescis domina» che tradotta diventa «Il denaro se lo sai usare è un servo, se non lo sai è un padrone». Significa che per utilizzare il denaro occorre essere saggi, altrimenti si diventa suo schiavo. L’antica massima riporta la tradizione popolare latina ricca di proverbi e citazioni. Tra le frasi più celebri si ricordano «Carpe diem», Cogli l’attimo. È tratta dalle Odi del poeta Quinto Orazio Flacco e invita a vivere interamente il presente. La traduzione letterale restituisce pienamente quanto il poeta romano voleva dire: «Afferra il giorno», appunto Carpe diem. E ancora «Alea iacta est», Il dado è tratto. Testualmente si traduce «Il dato è stato lanciato» e la locuzione significa che la decisione presa è irrevocabile e, quindi, non si può più retrocedere. La frase è attribuita da Svetonio a Giulio Cesare e sarebbe stata pronunciata dopo aver attraversato il Rubicone (il fiume a regime torrentizio che scorre nella provincia di Forli-Cesena e ritenuto coincidente con il corso d’acqua così chiamato nell’antichità) alla testa di un esercito. Un’azione che diede inizio alla seconda guerra civile romana del 49-45 a.C. (tra Gaius Iulius Caesar e Gnaeus Pompeius Magnus). Famose anche le espressioni «Verba volant, scripta manent», Le parole volano, ciò che è scritto rimane, «Vulpem pilum mutare, non mores» (Gaio Svetonio Tranquillo), La volpe perde il pelo, ma non il vizio, «Tempus fugit» (un verso delle Georgiche di Publio Virgilio Marone), Il tempo fugge.

Marco Cerpelloni