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La Cappella Alighieri - Chiesa di San Fermo Maggiore

La Cappella Alighieri - Chiesa di San Fermo Maggiore

La Cappella Alighieri si incontra nel braccio destro del transetto della chiesa superiore di San Fermo Maggiore. Le sue forme richiamano l’architettura dell’Arco dei Gavi, il monumento romano che si trova vicino a Castelvecchio: si tratta di una particolare attenzione al mondo romano che iniziò negli anni quaranta del Cinquecento. Al suo interno furono sepolti gli ultimi discendenti diretti del Sommo Poeta: Pietro IV e Ludovico (i loro nomi sono incisi sulle due arche di marmo). Vi è sepolto anche un terzo discendente, il canonico Francesco. Ma il suo nome non compare. La famiglia Alighieri si trasferì dalla residenza storica, che si trovava nei pressi di Sant’Anastasia, nella contrada di San Fermo Maggiore attorno alla metà del 1400. La costruzione del monumento funebre all’interno del complesso dedicato ai martiri Fermo e Rustico avverrà nel Cinquecento su indicazione del nipote di Dante, Pietro IV, e sarà terminato con l’ultimo erede maschio, Francesco. In seguito, il patrimonio passò a Ginevra (figlia di Pietro IV) che sposò Marc’Antonio Serego di Gargagnago (con l’obbligo di aggiungere il cognome Alighieri). La pala dell’altare raffigura la Vergine col Bambino con San Pietro, il francescano San Giacomo della Marca e alcuni santi. È del XVI secolo e a dipingerla fu Giovanni Battista del Moro (genero di Francesco Torbido). Alla domanda se Dante possa essere entrato nel complesso di San Fermo ha cercato di dare una risposta il parroco don Maurizio Viviani. «Dante è cacciato dalla sua Firenze nel 1303 e viene a Verona per cercare un sicuro rifugio dove sarà ospite per qualche mese di Bartolomeo I della Scala. Ritornerà in città nel 1312, dopo la parentesi del governo di Alboino, e resterà ospite di Cangrande I della Scala per alcuni anni. Per sdebitarsi, lo elogerà collocandolo nella Cantica del Paradiso, scritta in buona parte durante il suo soggiorno veronese». «Dante vive a lungo a Verona, la frequenta e partecipa anche a vivaci discussioni intrise di filosofia, teologia e astronomia», continua. «Celebre è la Quaestio de acqua et terra che lo vede schierato nella pubblica dissertazione presso la Chiesa di Sant’Elena contro Antonio Pelacani, un giurista di grande fama che troverà sepoltura con la moglie Amabilia nel chiostro di San Fermo Maggiore. La chiesa era passata da qualche anno sotto la custodia dei francescani, il cui carisma aveva affascinato Dante da indurlo a diventare Terziario francescano. Non dimentichiamo che nel complesso vi era una biblioteca. Senza dubbio un altro motivo di attrazione». 

Marco Cerpelloni