Iscrizione romana della Basilica

Iscrizione romana della Basilica

Entriamo nei vicoli del centro storico, fermiamoci dinanzi ai palazzi e osserviamo le loro facciate. Talvolta si scoprono «inediti» dettagli che raccontano il nostro passato. Come in vicolo Santa Cecilia (qui c’era la chiesa dedicata alla vergine martire cristiana patrona della musica, degli strumentisti e dei cantanti), una stradetta che collega corso Sant’Anastasia con vicolo Due Mori: una pietra ricorda la donazione di un edificio pubblico da parte di una nobildonna romana. Nell’iscrizione si legge, completando: «Apicia Q. F. basilicam et po[rticus] testame[nto f(ieri) i(ussit)]». Tradotto diventa: «Apicia, figlia di Quinto, basilica e portico dispose si facessero per testamento». Il riferimento è alla basilica edificata nella prima metà del I secolo d.C. sul lato ovest del tratto a sud del foro (odierna piazza delle Erbe). L’iscrizione ricorda la donazione alla città da parte di una matrona (di cui resta solo il gentilizio Apicia) della basilica e del suo porticus (il porticato esterno che fungeva da facciata sul foro). Con «testamento fiera iussit» si ricorda che avvenne una volta deceduta, diversamente avremmo trovato scritto «vivus fecit». Così saranno stati i suoi eredi ad aver avuto la responsabilità della costruzione dell’opera. Oggi della basilica e del suo portico non rimane nulla di visibile ma un disegno con pietre di diverso colore rispetto alla pavimentazione di via Mazzini (sull’incrocio con via Portici) delimita il perimetro dell’antico edificio. Il nome basilica deriva dal greco «stoà basileiós» che significa portico del re con rimando al portico regio dell’Agorà di Atene. I romani lo assunsero a luogo coperto dove poter trattare gli affari, amministrare la giustizia, sanare le controversie ma anche per contenere tutte le funzioni che si tenevano all’esterno durante la bella stagione. La costruzione era a navata centrale con finestre nella parte superiore e a pianta rettangolare suddivisa da file di colonne (potevano essere da 2 a 4). L’entrata era posta sul lato maggiore affacciato sul foro. L’abside, dove si dibattevano i processi, si trovava su uno dei lati minori. Con l’editto di Milano del 313 d.C. (accordo sottoscritto dagli imperatori Costantino per l’Occidente e Licinio per l’Oriente) fu concessa la libertà di culto, anche ai cristiani. In questo periodo, Costantino (e in particolare sua madre Sant’Elena) diede inizio a Roma alla costruzione di basiliche da adibire a luoghi di culto. 

Marco Cerpelloni