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Restauro finito, viaggio nel campanile di San Giorgio in Braida

San Giorgio in Braida (Campanile)

Nella chiesa di San Giorgio in Braida sono conclusi i lavori di restauro del campanile. Costruita su progetto originario attribuibile a Michele Sanmicheli, la torre non venne terminata probabilmente per l’esaurimento dei fondi necessari alla costruzione o per motivi militari. Si narra anche forse per non voler superare in altezza la vicina Torre dei Lamberti.

 

Di fatto, osservando le dimensioni della base risulta evidente l’intento del progetto. Oggi, il campanile raggiunge i 30 metri di altezza che diventano 40 con la cella campanaria. Poco sopra le lesene si trova un fregio dove sono rappresentati i quattro simboli della liturgia: un calice, un messale aperto, una croce astile e due ampolle. La storia della torre si lega anche alla nascita del «sistema veronese», un modo di suonare le campane che si fa risalire al 1776 quando fu creato il concerto per la chiesa di San Giorgio in Braida dal fonditore Giuseppe Ruffini.

 

La tradizione vuole siano state la monache Agostiniane, che officiavano il monastero, ad aver incaricato alcuni contadini dell’attiguo rione della Campagnola (una parte dell’odierno Borgo Trento) di suonare le nuove campane. Furono quasi certamente loro a «scrivere» la tecnica di suono chiamata sistema veronese, un metodo che ferma le campane con la bocca verso l’alto da entrambe le parti. Una proprietà che consente di diffondere un singolo suono. Per accedere alla scala che conduce alla cella campanaria, si attraversa un vano interno dove su un lato resta parte del disegno decorativo che nel XVI secolo adornava anche l’esterno dell’abside. Il progetto di restauro conservativo è stato autorizzato dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e dalla Diocesi di Verona ed è stato affidato allo studio di progettazione Massimo Casali, Massimo Dal Forno, Giancarlo Manni, Paola Ravanello

Marco Cerpelloni