Il Battesimo di Cristo - Jacopo Tintoretto (San Giorgio in Braida)

Il Battesimo di Cristo, Jacopo Tintoretto (San Giorgio in Braida)

Superata la facciata in marmo bianco (della fine del XV secolo) della chiesa di San Giorgio in Braida, volgiamo lo sguardo sopra la porta maggiore: scopriremo una grande tela raffigurante il Battesimo di Cristo, di Jacopo Tintoretto. È uno dei capolavori pittorici custoditi all’interno della chiesa che Johann Wolfgang Goethe definì «una galleria di buoni quadri».

Il dipinto è un olio su tela (misura 376x355 cm) attribuito al Tintoretto e datato 1576 da Carlo Belviglieri (Verona 1826 - Roma 1885) che riconosce anche la mano di Giovan Francesco Caroto in una sua parte.

Tintoretto era figlio di un tintore di tessuti di seta e dal mestiere del padre deriva il suo soprannome. Jacopo Robusti, è il nome del pittore registrato all’anagrafe della Repubblica di Venezia, nacque nel 1519 e morì nel 1594. Rimase sempre legato alla città lagunare e vi si allontanò solo raramente.

La sua formazione rimane avvolta nella leggenda e raccontata anche con aneddoti di frequente coloriti. Su queste note si ritrova una tradizione volta a vederlo nell’apprendistato all’interno della bottega di Tiziano. Si narra che il Tintoretto vi rimase solo una decina di giorni per poi essere cacciato per la gelosia del maestro nei suoi confronti.

Il Tintoretto è considerato uno dei massimi esponenti della pittura veneta e dell’arte manierista, sicuramente uno dei più importanti artisti del Tardo Rinascimento. Egli stesso si definì «un professionista» e questo palesa la sua forte personalità. Con molta probabilità, le sue precoci doti artistiche indussero il padre a indirizzarlo verso una bottega di un pittore dalla solida tradizione rimasto anonimo. Giorgio Vasari nel suo trattato «Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori» (il primo libro di storia dell’arte conosciuto) pubblicato nella sua prima edizione nel 1550 da Torrentini e in una seconda rivista e ampliata nel 1568 dalla famiglia Giunti descrisse il Tintoretto «il cervello più straordinario che l’arte della pittura abbia prodotto».

 

Marco Cerpelloni